NOTIZIA

«Vittoria di un modello politico. Intese con M5S? Sono evitabili» – la mia intervista a “Il Mattino”

Gli elettori hanno confermato la fiducia in chi ha governato cambiare per cambiare non ha trovato spazio

«E la vittoria di un modello politico. Un partito forte che riesce a fare squadra coni sindaci e mobilita così il territorio a difesa di un progetto di buon governo», dice un raggiante Dario Nardella mentre nella sede del comitato elettorale di Eugenio Giani saluta Stefano Bonaccini, il presidente dell’Emilia Romagna, giunto a Firenze per abbracciare il vincitore e ricambiare la visita ricevuta a Casalecchio di Reno la sera del suo successo il 26 gennaio. Ai tanti che gli chiedono se oggi come allora il voto si sia rivestito di un forte significato simbolico, come un’altra prova di resistenza di una regione rossa di fronte all’assalto leghista, il sindaco di Firenze risponde distribuendo l’antico proverbio: «Meglio aver paura che buscarne. Perché a volte la paura può essere utile e qui ha avuto un effetto positivo, ha fatto scattare quel qualcosa che è servito a vincere».

Nardella, la paura deve aver avuto un effetto importante perché fino alla vigilia del voto in pochi avrebbero scommesso su un risultato talmente favorevole al candidato del centrosinistra, Eugenio Giani, sulla leghista Susanna Ceccardi. «Negli ultimi giorni ho avuto la consapevolezza che il messaggio era stato colto dai cittadini. La mobilitazione e la partecipazione hanno dato forza a Giani e alla nostra proposta. I dati di Firenze città e anche di Siena o Pisa sono eccezionali e rivelano un grado di responsabilità importante maturato nell’opinione pubblica. Firenze ha trascinato la Toscana alla vittoria perché qui Giani ha superato il 60%. Il Pd toscano anche grazie alla città di Firenze si conferma il partito regionale più forte a livello nazionale».

Che cosa è successo? «La vittoria ha due motivazioni di fondo: il grande coinvolgimento dei sindaci e l’orgoglio generale nel raccogliere la sfida leghista. I cittadini hanno compreso che in politica cambiare per cambiare non funziona, che le regioni non possono diventare campi di battaglia per le incursioni di leader nazionali e che la competenza e l’efficienza restano valori da salvaguardare soprattutto in un momento estremamente difficile come questo segnato dall’emergenza da Covid-19».

Vuol dire che sono state premiate le amministrazioni che meglio hanno mostrato di reggere l’impatto con la pandemia? «Certo. Prima in Emilia Romagna e quindi in Toscana, in Campania e in Puglia gli elettori hanno confermato la fiducia verso chili aveva guidati con capacità ed energia. Ma è uno schema che ha avuto effetti positivi pure nel centrodestra».

Nel centrosinistra sono state bocciate le intese con il M5S: in Liguria come 11 mesi fa in Umbria. «Si può farne a meno. Anche questo rappresenta un dato politico molto rilevante: non occorrono alleanze con il M5S, è utile al contrario rivolgersi direttamente agli elettori pentastellati con programmi di governo convincenti».

Ha sentito Nicola Zingaretti e Matteo Renzi? «Attraverso messaggi. Sono contenti e soddisfatti».

Ai tempi del Pci si diceva che nel partito i romani erano bravi a governare e gli emiliani e i toscani ad amministrare. «II mix che si è creato tra partito e sindaci ha ridato protagonismo al territorio. Amministrare costituisce un impegno pesante e difficile, oggi più di ieri. Se governare si riduce sperimentarsi in tatticismi, credo che ciò ora non possa essere più tollerabile. Dalle città e dalle Regioni è partito un messaggio assolutamente diverso».

Che avrà riflessi sulle scelte di governo nazionale? «Inevitabile. La partita per l’utilizzo dei fondi del Recovery fund deve coinvolgere direttamente gli amministratori locali. Come si dice: quando il gioco si fa duro i duri cominciane a giocare. E spero che l’affermazione del Pd in questo turno elettorale sciolga ogni dubbio nell’esecutivo sul Mes. Io mi sono già espresso con sufficiente chiarezza la vera domanda non è se Il Mes sia uno strumento giusto o meno, ma se se sia la soluzione più adatta ora. Non si può combattere il Covid-19  con l’aspirina»

Lei chiede di sciogliere ogni dubbio. II risultato del referendum sul taglio dei parlamentari la soddisfa? Pure su questo terreno invoca uno scatto in avanti? «Io votato Sì perché credo che questa riforma non debba essere vista come una modifica demagogica alla Costituzione, ma perché penso possa essere un primo passo verso una stagione di riforme organiche e strutturate in grado di far funzionare meglio il Paese. Il Pd acquisisca tale elemento e nell’unità con noi amministratori diventi protagonista di questo processo».

Taggato con:

FOTO

Title

Previous
Next

ALTRE NOTIZIE

ALTRE NOTIZIE

Nardella, “Il Maggio è in via di risanamento e lo ...

29 Novembre 2020

Gentile Direttore, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, eccellenza mondiale dell’opera e della musica sinfonica, merita attenzione nel descriverne l’attività artistica e nel valutarne la...

Emergenza Covid-19: “Cauto ottimismo ma non abbassiamo la ...

25 Novembre 2020

Oggi seconda riunione in videoconferenza della Conferenza permanente sulla sanità dell’area fiorentina “I dati  dei contagi nell’area metropolitana fiorentina oggi ci permettono di essere...

A Nasrin Sotoudeh le Chiavi della città

24 Novembre 2020

Consegnate a suo nome all’attivista del Movimento Donne Iraniane Sabri Najafi: “Ci auguriamo che il suo rilascio possa diventare definitivo. Useremo tutta la nostra forza istituzionale per...