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“Un voto per cambiare” , la mia intervista a Repubblica Firenze

«Io voto Martina segretario ma rispetterò lealmente chiunque sarà il vincitore del congresso, che sia Giachetti o Zingaretti.  Quel che è più importante perbò è che il Pd post congresso cambi marcia. Ma seriamente. L’unità deve essere un valore concreto, non di facciata. E per favore, torniamo nel Paese reale». 

Perché sindaco Dario Nardella, dov’è oggi il Pd? 

«Su certi temi non c’è. Le primarie sono importantissime, Veltroni ha ragione. Bistrattate, criticate, ma  grande prova di democrazia: si sciacquino la bocca quelli che affidano la vita del loro partito ad un blog privato. Ma dalla prossima settimana sarà necessario anche chiedersi come mai abbiamo perso consensi e siamo finiti col Paese in mano a questi cialtroni».

Lei che spiegazione ha? 

«Il Pd è percepito come una realtà distaccata. I 5 Stelle perdono voti ma noi li riprendiamo solo in parte, non siamo percepiti come alternativa al leghismo e ai populisti. Faccio solo un esempio.  Le droghe tra i giovani, tema vero. Cosa dice il Pd? Questo partito non si occupa più del quotidiano. Io sono infuriato perché ci sono temiscottanti su cui non possiamo lasciare l’egemonia culturale alle destre. Anche sulla sicurezza».

Vuole “salvinizzare” il Pd?

«No ma abbiamo il dovere di proporre una ricetta alternativa. Non possiamo far finta che non ci sia una preoccupazione negli italiani».

Minniti ci aveva provato, lei lo voleva segretario no?

«Sì, c’è stato un tentativo con Minniti ma foriero di divisioni e spaccature. C’è chi nel Pd pensa che il problema della percezione della sicurezza non esista e questo i nostri elettori lo avvertono. IO mi domando: dove vive chi lo pensa? Ci vogliamo ricordare che si vota anche con la percezione? Sono contro gli spray al peperoncino, le pistole sul comodino, la paura dell’immigrato. Ma ci vuole una strategia: riqualificazione della città, promozione culturale, basta ghetti, legalità come valore. Il Pd deve uscire dalla Ztl, torni nelle periferie».

Deve tornare pure Renzi?

«Matteo non può essere il problema quotidiano di questo partito».

E se facesse il suo partito?

«Lo ha smentito e io ne sono contento perchè lo preferisco dentro al Pd. IO comunque non me ne andrei. Se devo dirla tutta non credo sia interesse di qualcuno mettere alla porta Renzi. Come sono lieto che Zingaretti abbia smentito di non voler imbarcare di nuovo D’Alema e company».

Non le sembra che i renziani stiano tifando perchè le primarie siano un flop?

«Non mi pare. Senza una leadership legittimata non avremo nemmeno un punto da cui ripartire».

Cosa deve fare il nuovo segretario?

«Cambiare il linguaggio. E tornare a fare una cosa che a sinistra abbiamo smesso di fare da 30 anni: selezione e formazione della classe dirigente. Per tornare ad avere la leadership nel Paese è essenziale».

Non sembra sperare in una veloce riscossa del Pd.

«Un sindaco è tenuto ad essere realista. Chiunque sarà segretario secondo me dovrà coinvolgerli davvero i sindaci nelle decisioni su infrastrutture, ambiente, cultura».

Teme un’altra batosta alle Europee?

«Questo congresso ha un obiettivo a breve raggio: ricompattare il partito per affrontare nel miglior modo le Europee e le amministrative in 4 mila Comuni. Dopo, comunque vada, il Pd dovrà mettersi al servizio di un progetto più grande chiedendo alle altre forze progressiste di fare lo stesso. Sogno una costituente del campo democratico».

Anche coi 5 Stelle?

«L’alleanza con la nomenclatura 5 Stelle è la cosa più stupida che potremmo fare. Diverso è parlare ai delusi che li hanno votati con messaggi potenti. E poi c’è un nuovo civismo che sta rinascendo, guardiamo lì. Basta guerre personali, recuperiamo gli ideali».

A Firenze dove si ricandida intanto avrà almeno 4 candidature alla sua sinistra…

«Nella mia coalizione stanno confluendo forze civiche della sinistra, dell’ecologia, del riformismo liberale. A Firenze abbiamo l’occasione di sgonfiare la bolla di Salvini, io sono in prima linea. La sinistra che anela alla sola divisione è destinata all’estinzione».

di Ernesto Ferrara

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