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«Sì al dialogo Pd-moderati per una figura che unisca In ballo il futuro del Paese» – la mia intervista a “Il Messaggero”

Il Sindaco di Firenze: Letta si muove bene, vuole preservare lo schieramento che sta sostenendo il governo. Circolano terne? serve un candidato condiviso che vada oltre il centrodestra e il centrosinistra. 

Il futuro centrosinistra? «Ho sempre creduto che il Pd debba essere il perno di un campo largo, in un contesto bipolare». Dall’ombra del campanile di Giotto, a quella del Quirinale. Dario Nardella, sindaco di Firenze, già deputato del Pd, ha le idee molto chiare. «Da un lato — dice — ci sono le forze europeiste, quelle che hanno voluto il Recovery plan, che credono nella scienza, che sono fortemente atlantiste. Dall’altra ci sono i sovranisti, chi occhieggia ai No vax, chi pensa di giovarsi di un’Europa divisa».

E quindi, dove deve posizionarsi il Pd? Con i centristi come Renzi e Calenda, o con i Cinquestelle? «Guardi, io ho sempre detto che non ci debbano essere preclusioni per nessuno. Ma, per costruire alleanze, bisogna guardare al popolo degli elettori, non alle figure Panini. Se si ragiona in chiave di establishment, pensando solamente ad unire il ceto politico, abbiamo perso in partenza. Prima si dica che idea di Paese si ha in testa, poi si capisce chi ci sta. Altrimenti commettiamo lo stesso errore fatto con i Cinquestelle: mettiamoci insieme e poi vediamo che succede».

Un esempio concreto? «Bisogna partire dalle idee, immaginare l’Italia del  2050. Ad esempio, sulla battaglia per il lavoro chi ci sta? Bisogna coinvolgere anche il civismo che è presente in molti territori».

In questo contesto, come valuta la ripresa del colloquio tra Matteo Renzi ed Enrico Letta, in passato rivali? «Lo trovo positivo e anche doveroso direi. In ballo c’è il futuro dell’Italia: non soltanto quello attuale ma quello dei prossimi dieci anni almeno. Non ci si può permettere di sbagliare».

Il primo snodo, comunque è quello del presidente della Repubblica. Lei che figura immagina come capo dello Stato? «Una personalità di alto profilo, che possa attrarre la maggioranza più ampia possibile, almeno quanto quella che oggi sostiene il governo. Il Paese sta vivendo un momento molto delicato, c’è il Pnrr da portare avanti che è molto atteso anche dai Comuni italiani e dai territori, la lotta alla pandemia. Ricercare l’unità, nella scelta del Presidente della Repubblica, non è solo un’esigenza estetica, ma lo richiede il Paese».

Identikit? «Mi dispiace ma non partecipo al totonomi…».

Il presidente del Consiglio, Draghi, ha avuto una serie di colloqui con i leader. «Attenzione a non scaricare su di lui una trattativa a 360 gradi con i partiti che vogliono portare a casa più di quanto sia ragionevole immaginare secondo i limiti dettati dalla Costituzione: la lista dei ministri, la legge elettorale. Draghi è una figura di altissimo livello, non può essere buttato nel tritacarne delle trattative».

E Casini? Lei ieri ha risposto affettuosamente al post. «Profilo alto, di una persona che conosco e che stimo».

Oggi sono circolate le prime rose di nomi… «Legittimo fare nomi, ma questo metodo rischia di non funzionare, da una parte e dall’altra. In Parlamento non c’è una maggioranza politica, quindi serve un nome che vada oltre i rispettivi schieramenti. Non è il momento dei nomi di parte».

Come valuta l’operato finora di Enrico Letta? «Mi convince il suo comportamento, l’idea di non spaccare la maggioranza che oggi sostiene l’esecutivo anche per avere dopo un governo forte, in grado di dialogare con l’Europa. E mai come in questo momento la scelta per il Quirinale è legata alla prosecuzione della legislatura. E avrà anche un impatto sulla composizione del quadro politico nazionale del futuro».

Come andrà a finire, secondo lei? «Spero davvero che si evitino trattative estenuanti».

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