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“Se il Pd punta sui territori può arrivare anche al 30%. Con i 5S rapporto compromesso” – la mia intervista a Repubblica

Dobbiamo ascoltare le imprese del Nord tradite da Berlusconi e Salvini. E anche lavoratori e giovani del Sud delusi dai grillini.

«Abbiamo perso in un Parlamento slegato dalla realtà ma siamo vincitori nel Paese» dice il sindaco di Firenze Dario Nardella.

Non è spaventato dal voto? «No. Perché il Pd può raccogliere ora la grande forza venuta fuori in queste ore a sostegno di Draghi. I sindaci, le imprese, l’associazionismo. Andiamo ad ascoltare le imprese del Nord tradite da Salvini e Berlusconi, che già perde pezzi autorevoli come Gelmini. Andiamo a conquistarci i lavoratori e i giovani del Sud che votavano 5 Stelle ma volevano che Draghi rimanesse. Siamo l’unico partito che ha sostenuto in modo compatto questo governo. E lo strappo violento e opportunistico con Draghi peserà sul centrodestra e sui grillini molto più di quanto non si creda».

Ma con quali proposte andate a prenderli questi voti? Con quale identità? «Partiamo dalla nostra identità. Il Pd deve puntare al 30% e aggregando forze civiche pub prendere tutti i voti degli italiani delusi e traditi da Lega, FdI e 5 Stelle. Possiamo farlo se programmi e candidature partono dal basso».

Primarie per scegliere candidati in Parlamento? «Non so se ci sarà tempo, certo non si possono scegliere i candidati in cinque chiusi in una stanza di Roma. Dobbiamo partire dai territori».

Ma con quali alleanze? «Prima i temi. Le alleanze vengono dopo. Possiamo essere il partito del lavoro e del mondo produttivo. Facciamo proposte forti sul lavoro. Meno tasse e più semplificazione. Un’agenda industriale per il rilancio del Paese. Un piano eccezionale sulle misure attive per il lavoro puntando su formazione, assunzioni e aumento dei salari. Centralità alla sanità pubblica e alla scuola. E una grande mobilitazione dei giovani sulle questioni ambientali. Portiamo l’Italia alla neutralità climatica con 10 annidi anticipo rispetto all’obiettivo europeo 2050. Difendiamo il nostro europeismo e atlantismo».

II Pd deve candidare i suoi sindaci più forti? «Prima di tutto dovranno essere centrali nella costruzione del programma e nel parlare al Paese. Come abbiamo fatto in questi giorni drammatici a sostegno del premier. Che ringrazio per le parole spese nei confronti di noi sindaci».

Tornerete coi 5 Stelle? «Il rapporto coi 5 Stelle dopo quello che è successo mi sembra compromesso. Ma dal campo largo adesso abbiamo un campo aperto dove c’è spazio per il Pd. Che può arrivare al 30% e costruire alleanze con tutti i partiti del centrosinistra che si sono ritrovati lealmente nell’esperienza di questo governo. Ma la chiave di questa campagna saranno i territori. E dobbiamo scrollarci di dosso l’immagine che talvolta diamo di partito dell’establishment».

E come se siete il partito delle correnti? «Noi siamo il partito della società civile e delle città, ora è il momento di aprirci se vogliamo vincere. Coinvolgiamo le forze civiche del Paese. Con Letta e Draghi che pub rimanere un punto di riferimento per tutti noi. La maggioranza degli italiani è delusa da Lega, Forza Italia e 5 Stelle. E noi dobbiamo parlare anche a loro. Perché ci sono tanti moderati che non vogliono sottostare al sovranismo autoritario e anti europeo di Meloni».

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