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Scuola, proposta di legge per introdurre l’educazione alla cittadinanza

Un’ora settimanale di educazione alla cittadinanza come disciplina autonoma con propria valutazione, nei curricoli e nei piani di studio di entrambi i cicli di istruzione. É l’obiettivo di una proposta legge di iniziativa popolare presentata, questa mattina a Palazzo Vecchio, dal sindaco Dario Nardella e dalla vicesindaca e assessora all’educazione Cristina Giachi.
Il monte ore necessario (non inferiore alle 33 ore annuali), dove non si preveda una modifica dei quadri orario che aggiunga l’ora di educazione alla cittadinanza, dovrà essere ricavato rimodulando gli orari delle discipline storico-filosofico-giuridiche.

 

Gli obbiettivi specifici di apprendimento dovranno necessariamente comprendere, nel corso degli anni, lo studio della Costituzione, elementi di educazione civica, lo studio delle istituzioni dello Stato italiano e dell’Unione Europea, diritti umani, educazione digitale, educazione ambientale, elementi fondamentali di diritto, educazione alla legalità.

L’insegnamento potrà essere affidato ai docenti abilitati nelle classi di concorso che abilitano per l’italiano, la storia, la filosofia, il diritto, l’economia.
La proposta affida al comitato scientifico per le indicazioni nazionali il compito, tra l’altro, di «provvedere alla corretta collocazione della materia in seno ai curriculi e ai piani di studio dei diversi cicli di istruzione, nonché di optare per l’aggiunta di un’ora ai curriculi o per la sua individuazione nell’ambito degli orari di italiano,storia, filosofia, diritto».
«Abbiamo presentato questa proposta di legge di iniziativa popolare – ha dichiarato il sindaco Nardella – perché riteniamo che in ogni scuola di ordine e grado possa essere inserita come obbligatoria e con voto la materia dell’educazione alla cittadinanza, che deve essere trattata alla pari delle altre discipline. Vediamo troppe volte nelle nostre città comportamenti lesivi delle regole minimali di convivenza e non possiamo confidare solo nella pena e nella punizione perché quando si arriva alla repressione la società ha già perso. Dobbiamo lavorare, invece, a formare dei buoni cittadini e i cittadini si formano a partire dai banchi di scuola. Troppe volte assistiamo a chi butta carte o cicche per terra, troppe volte vediamo chi viola le regole del codice della strada o manca di rispetto agli altri. Tutto questo ha una origine perché non abbiamo una considerazione effettiva delle regole minimali di cittadinanza. Dobbiamo partire da questo ed è per questo che proponiamo l’introduzione dell’educazione alla cittadinanza come materia obbligatoria con voto».

«Vogliamo far capire alle famiglie che questa competenza è fondamentale non solo per diventare buoni cittadini ma anche per realizzare sé stessi – ha sottolineato la vicesindaca e assessora all’educazione Cristina Giachi – e lo vogliamo fare uscendo un po’ da quella ipocrisia che in questi anni ha consegnato l’educazione civica ad un ruolo ancillare tale da non essere più avvertita, dalle famiglie, come una componente fondamentale nell’educazione».
La bozza di legge, è stato infine spiegato, è un testo ‘aperto’, realizzato con l’auspicio che nelle prossime settimane possa essere completato «con l’apporto di tutto il mondo della scuola e delle famiglie», ha detto Nardella. Tra le varie personalità alle quali la bozza è stata sottoposta, il sindaco ha elencato il rettore del Politecnico di Milano Ferruccio Resta, il direttore della Normale di Pisa Vincenzo Barone, il rettore dell’ateneo fiorentino Luigi Dei, ed anche Riccardo Muti e Massimo Recalcati.

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