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“Parte il vertice dei Grandi”. La mia intervista a La Repubblica

Sindaco Nardella, oggi si apre il G7 della cultura. Firenze è ancora una capitale della cultura? «Il fatto che sia stata scelta come sede del primo G7 cultura lo dimostra. È un riconoscimento e un’opportunità».

Ma non è solo cultura della conservazione, come dice Barone della Normale? «Vedo segni che rivelano come Firenze sia oggi anche centro di produzione culturale».

Dove li vede? «Cultura oggi è capacità di fare ricerca e formazione. Proprio con la Normale, il suo direttore Barone e il rettore di Firenze Dei, stiamo lavorando per portare qui l’Istituto studi avanzati Carlo Azeglio Ciampi. L’ipotesi è l’Oltrarno, in un edificio del Comune a San Niccolò. Amplieremo gli ex Macelli, dove la Normale ha già una foresteria. Mentre l’European school of government, d’intesa con l’Istituto europeo, arriverà a Palazzo Buontalenti, l’ex Corte d’appello».

 

Sono questi i segnali? «Certo. Stiamo anche lavorando con la Tel Aviv university per aprire la prima succursale fiorentina hi-tech e innovazione. Per non dire della Tonjii university, che dovrebbe comprare il palazzo dei gesuiti. Se noi riusciamo ad agganciare questo mondo fatto di università e di centri di ricerca progettiamo la città dei prossimi cento anni. Uscendo dal torpore contemplativo del Rinascimento e tornando ad essere rinascimentale nel senso storico del termine. A patto però di attenuare l’impatto consumistico sulla città».

 

Come pensa di governare l’assedio del turismo senza politiche nazionali? «Il governo nazionale può aiutare, ma è difficile dire ad un cinese o un giapponese di rinunciare a vedere il David di Michelangelo. Il punto è combattere il turismo mordi e fuggi. Su questo il governo ci deve aiutare: si può avere una norma che ci aiuta sugli affitti fuori controllo?».

Una norma anti-Airbnb? «La sharing economy non è il male ma va governata. Non col numero chiuso, magari limitando i posti letto. Va combattuta la rendita, difeso il turismo che fa occupazione. Ma servono strumenti che oggi non abbiamo. La legge regionale Ciuoffo era buona, perché il governo l’ha impugnata? Al ministro Franceschini chiederò di occuparsene: volete mettervi d’accordo Stato e Regioni anziché farvi la guerra? Così ci rimettiamo noi».

 

Parlerà col ministro anche della ex caserma di Santa Maria Novena? Gli ‘uffizi della scienza’ sono naufragati. «È stata un’occasione mancata, i musei scientifici non hanno capito. La malattia di Firenze è la frantumazione e l’autoreferenzialità».

E ora che intende farci? «Ricerca, innovazione e futuro, in stretto rapporto con le imprese. Un museo del futuro che racconti cosa ci aspetta per la robotica, le nuove invenzioni, i tra sporti, l’energia. Intendo coinvolgere i grandi player come il S. Anna di Pisa e il Cnr e anche General Electric. Nel frattempo quegli spazi non resteranno chiusi: quest’anno li useremo per le celebrazioni della nascita di Giotto».

 

Ma che dire di una Firenze che non sa neppure tenere aperti i suoi musei? «Abbiamo una concentrazione di 75 musei, una delle più alte del mondo: la tassa di soggiorno è sacrosanta. E i fiorentini devono sentirsi protagonisti, la rinascita del museo del Duomo è anche merito loro. La cultura deve servire però anche per riqualificare le periferie: a San Salvi c’è un vecchio teatro, io lo vorrei riaprire».

Nardella chiama i privati? «I privati ci vogliono. Domani (oggi, ndr) il pranzo con Franceschini per salvare la collezione di Doccia è promosso da antiquari e industriali. Dobbiamo recuperare il concetto di mecenatismo. Non è una parolaccia».

Ma che aspettate a risolvere la questione di Isozaki? «Il direttore degli Uffizi Schmidt ha avuto colloquio con Isozaki. Ne parlerò con il ministro, dobbiamo decidere. Resto convinto che quel progetto vada attualizzato: nei piani di Schmidt l’uscita monumentale non sarà più dietro ma nel piazzale».

 

Perché, come dice Tombari, non ingaggiare grandi architetti per le case popolari? «A me piacerebbe per i Lupi di Toscana. Non si tratta di inseguire l’urbanistica griffata. Per lo studentato di viale Lavagnini, gli olandesi hanno chiamato i più grandi fumettisti. E con l’impresa della linea 3, la Cmb, stiamo studiando installazioni contemporanee lungo i binari».

Per la Manifattura invece? «Ho condiviso con l’assessore Paola Concia e i proprietari di accogliere lì un ‘headquarter’ di un grande gruppo internazionale».

Soluzioni per l’ex Capitol? «Incontrerò a breve il ministro Lotti per capire, assieme al presidente della Camera Bassilichi, se l’edificio può accogliere il museo del calcio».

Il Museo Novecento però non decolla. «Dobbiamo spingere di più, utilizzare le nuove sale espositive, alimentare le collezioni di artisti. E inserirlo in una rete».

Una capitale della cultura senza assessore alla cultura? «Quale miglior assessore alla cultura se non il sindaco».

Sindaco, cosa c’entra tutto questo con la concessione di San Firenze a Zeffirelli? «Sono convinto della bontà dell’operazione. Mi piace molto il progetto fatto dalla Fondazione Cassa di Risparmio: non solo Fondazione Zeffirelli, ma formazione a tutto tondo legata alle arti e allo spettacolo. La Fondazione Cassa ha fatto un bei progetto: Tombari ha un impegno con Firenze. Il progetto è stato fatto e mi auguro si possa realizzare insieme».

Perché però concedere a Zeffirelli spazi e commerciale? «Non è una delega in bianco, a Zeffirelli. È un progetto condiviso e da condividere».

 

 

di Ernesto Ferrara e Massimo Vanni

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