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Non c`è solidarietà senza legalità. La mia intervista a Libero

Da quando è sindaco, ha realizzato il record storico di sgomberi a Firenze: 31. E anche sull’immigrazione non mostra particolari imbarazzi: «Non può esserci solidarietà al di fuori della legalità». Antica scuola comunista, spiegano gli amici. Come Marco Minnitì. Anche se Dario Nardella, a differenza del ministro, per ragioni anagrafiche non è mai stato nel Pci. Arriva dai Ds, dopo aver studiato violino (è diplomato al Conservatorio) e legge. Nel 2009 entra nella prima giunta di Matteo Renzi, allora sindaco, e comincia l’avventura che lo ha portato, oggi, a succedergli a Firenze.

Cinque stupri in 48 ore, molti fatti da stranieri. Si può dire che l’immigrazione sta creando problemi? «Credo sia sotto gli occhi di tutti che il tema dell’immigrazione vada affrontato e governato. E se non viene governato, rischia di produrre problemi anche sotto il profilo della sicurezza. Però non c’è un binomio immigrato e criminale, questo lo rifiuto». Gli italiani vedono gli stranieri superarli nelle graduatorie per gli asili, per gli alloggi popolari. È giusto? A Firenze succe de? «A Firenze, come in tutte le città, c’è un aumento di stranieri nelle fasce povere. Ma bisogna fare chiarezza: se ci sono stranieri che vivono in modo legale, lavorano, rispettano le regole, è giusto che ricevano alloggi e servizi come gli italiani, se ne hanno diritto. Altro è il caso di stranieri che vivono fuori dalla legalità. Prima di dare supporto a chi tenta di aggirare la legge, bisogna ripristinare la legalità». È vero che lei detiene il record di sgomberi a Firenze? Non ha paura di passare per uno di destra? «La legalità non è né di destra, né di sinistra; io credo che l’occupazione abusiva di un immobile non possa che essere considerato un atto illegale e trattato come tale. Lasciare che queste situazioni si incancreniscano, è un errore dal punto di vista politico e sociale». Lei come ha affrontato queste situazioni? «Abbiamo lavorato fianco a fianco con le forze dell’ordine. I servizi sociali si sono fatti carico delle persone da tutelare. Ma non abbiamo mai accettato il principio per cui chiunque occupa ha automaticamente diritto a un alloggio o a un’altra forma di accoglienza. Non è ammissibile una politica di solidarietà al di fuori della legalità. Dirlo non è di destra, è sacrosanto». Sa che la regione Lazio ha fatto una delibera che assegna case a chi occupa? «Non conosco la delibera, quindi non posso giudicarla. Se assegno automaticamente le case a chi ha occupato, mando un messaggio pericoloso. Da un lato sfiducia le centinaia di famiglie oneste che, rispettando le regole, sono in lista di attesa per avere un alloggio, dall’altro legittimo un modello in cui chi occupa ottiene l’alloggio tramite un ricatto». I movimenti dicono che è un’emergenza sociale. «Le situazioni di sgombero devono essere trattate come un’emergenza sociale e senza ricorrere alla violenza, ma sempre con la distinzione tra chi ha diritto all’accoglienza e chi no».

Lei ha criticato il ministro Minniti per la direttiva in materia di sgombero. Cosa non la convince? «Sono d’accordo con l’impostazione di Minniti sul tema generale della sicurezza. Credo che anche lui non condivida, come me, il principio dell’automatismo: la garanzia di un alloggio a chiunque occupi». La polizia ha sbagliato a piazza Indipendenza? «Quando uno sgombero così complesso sfocia nella violenza, significa che ci sono state falle nella pianificazione. Una fase che chiama in causa tutti: magistratura, prefettura, forze dell’ordine, amministrazione comunale con i servizi sociali. Se uno sgombero finisce come si è visto a Roma, qualcosa non ha funzionato». Cosa, secondo lei? «C’è stata una latitanza dell’amministrazione grillina. Quando si decide uno sgombero in sede di comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, l’amministrazione ha il diritto e dovere di dire se è in grado di mettere in campo misure sociali per gestire le conseguenze. Credo sia sbagliato dare la croce addosso alle forze dell’ordine, al netto della frase pronunciata da quel funzionario di polizia». È vero che ogni mattina manda ai tecnici del Comune messaggi con foto di marciapiedi da rifare, lampioni rotti? «È vero. Ho fatto due chat. Ogni mattina mando foto e messaggi, perché credo che un sindaco non debba delegare troppo, ma curare la città anche nelle piccole cose». Il consenso di Minniti è in costante crescita. Può fare concorrenza a Renzi? «Non credo proprio. Nel Pd e in questo governo ci sono molte personalità che rappresentano un grande elemento di solidità ed esperienza e non possono che rafforzare la leadership di Renzi».

Molti spingono perché Gentiloni resti a Palazzo Chigi. A lei piacerebbe? «Stimo molto Paolo GentiIoni, ma saranno il partito e le circostanze politiche, legate anche ai risultati elettorali, a dire chi sarà il prossimo presidente del Consiglio». Invece il candidato premier sarà di sicuro Renzi? «Come ho detto, abbiamo una squadra di grande livello e Matteo Renzi è il nostro leader». Inizia la ripresa parlamentare. Quali sono i provvedimenti da portare a casa prima del voto? «Innanzitutto, da coordinatore dei sindaci metropolitani, credo sia importante completare l’unica riforma costituzionale che questo Parlamento ha votato: la trasformazione delle province in città metropolitane. È una grande opportunità per semplificare il livello istituzionale e dare forma ad aree che sono un motore economico del nostro Paese». Poi? «Spero che la legge di Stabilità possa dare la spinta risolutiva alla ripresa che si sta consolidando, con misure soprattutto sui giovani. Trovo interessante l’obiettivo di una defiscalizzazione per chi assume i giovani, così come incentivare gli investimenti per le opere pubbliche, a partire dalle città». Meglio puntare sui giovani che sui pensionati? «È sbagliato mettere i giovani contro gli anziani, mi piace ridisegnare un modello sociale in cui, però, i giovani siano protagonisti, altro che reddito di cittadinanza, nuova forma di assistenzialismo in salsa grillina! La disoccupazione giovanile, per quanto diminuita, è ancora alta. Anche perché più aumenta l’occupazione, più cresce l’economia, più ci sono risorse anche per il welfare. La parola d’ordine del Pd deve essere lavoro, lavoro, lavoro».

Non ha citato tra le priorità lo ius soli. Può slittare? «Il Pd ha già detto come la pensa e ha messo sul tavolo la sua proposta. Credo sia un tema così rilevante e complesso che meriterebbe una larga convergenza politica. Spero ci sia la volontà di fare una legge ben fatta. È chiaro che, se si alzano barricate, la questione diventa terreno di scontro della campagna elettorale, con il rischio di far prevalere populismo e razzismo. Lo ius soli va tuttavia combinato con una gestione dei flussi migratori chiara e selettiva anche a livello europeo, anche un Paese di grande umanità come l’Italia non può da solo accogliere tutti». Ma si deve fare entro dicembre? «Sarebbe meglio. Ma il Pd da solo non basta». I vitalizi vanno aboliti o è demagogia, come sostengono anche alcuni del Pd? «Sono d’accordo con la legge Richetti. La bandiera dell’abolizione dei vitalizi non può essere lasciata ai grillini che fanno solo demagogia». Quando le piacerebbe votare per le Politiche? Febbraio o maggio? «È il presidente della Repubblica che decide. Il Pd già da ora è pronto ad affrontare una sfida elettorale, si sta organizzando e nelle feste dell’Unità si respira la voglia di un rilancio della nostra esperienza di governo». È vero che a Firenze ha un consenso superiore a quello di Renzi? «Non lo so, non credo… Si tratta di stagioni diverse. Allora la spinta che veniva dalla gente era per rompere gli schemi della politica tradizionale. Oggi quella spinta va ai tanti progetti da ultimare: penso innanzitutto alla tramvia, che termineremo entro febbraio». Il momento più brutto e il più bello da sindaco? «Il più brutto è stato il giorno in cui una bambina di 2 anni, Alice, e sua zia morirono per la caduta di un grosso albero in un parco di Firenze. Da allora abbiamo imparato quanto il patrimonio arboreo abbia bisogno di cura. Il più bello deve ancora venire: sarà l’inaugurazione della tramvia, perché cambierà la vita a un milione di persone».

di Elisa Calessi

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