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Nardella accelera sullo ius scholae “Mettiamolo nello statuto” – la mia intervista a Repubblica Firenze

Riconoscimento simbolico in attesa della legge nazionale: permetterà di dare la cittadinanza onoraria a tutti i ragazzi, figli di stranieri, che abbiano completato un ciclo scolastico a Firenze

Nel giorno in cui lo ius scholae è approdato in aula in Parlamento, il sindaco di Firenze Dario Nardella lancia la sua proposta: «Lo ius scholae è un principio sacrosanto, che riguarda tutti i Paesi civili, liberali e democratici. Mi auguro che in parlamento la legge passi, ho apprezzato molto l’iniziativa di Bologna, avvieremo anche a Firenze l’iter per inserire nello Statuto questo principio».

Nel capoluogo emiliano è stato infatti introdotto nei giorni scorsi lo ius soli nello Statuto del Comune, dando la cittadinanza onoraria ai bambini nati in Italia o che a Bologna hanno frequentato la scuola, un riconoscimento simbolico piaciuto molto a Nardella, che infatti a questa ipotesi ci sta lavorando da tempo. «Ne parlerò al presidente del Consiglio comunale Luca Milani, ma anche a tutte le forze politiche. Non dobbiamo usare lo ius scholae come una battaglia politico elettorale, altrimenti diventa inutilmente motivo di scontro e soprattutto finiamo per non rispettare quel milione di bambini in Italia che sono nati nelle nostre città, parlano perfettamente l’italiano, studiano nelle scuole italiane, ma non hanno la cittadinanza».

Una legge di cui è iniziata ieri la discussione in Parlamento e che prevede per gli Under 18 (nati in Italia o arrivati entro i 12 anni) la possibilità di chiedere la cittadinanza italiana dopo aver frequentato almeno cinque anni di scuola. Nardella parla di questa possibilità esclusivamente da sindaco, svestendo i panni di esponente di primo piano del Partito Democratico, proprio per evitare strumentalizzazioni politiche che porterebbero a ben poco: «Proprio per questo — prosegue il primo cittadino fiorentino — voglio farmi portatore di questa iniziativa non come esponente politico, ma come sindaco, perché questo principio non può essere una bandiera politica divisiva. Nella mia città, quando visito le scuole, incontro tanti bambini di origine straniera che si chiamano Giovanni o Maria, che spesso non conoscono altra lingua se non quella italiana, e quando gli chiedi di che Paese sono ti rispondono Italia. Dovrebbe essere scontato considerarli a tutti gli effetti cittadini italiani».

E se a Bologna si è parlato di ius soli, a Firenze Nardella preferisce concentrarsi sullo ius scholae: «Perché introduce un principio di buon senso, si inserisce come criterio che i bambini abbiano concluso un ciclo scolastico o formativo».

Un ciclo scolastico nelle modalità che verranno valutate più avanti. E a quel punto, in attesa che la legge nazionale entri in vigore a tutti gli effetti, si darebbe la cittadinanza onoraria fiorentina a queste bambine e bambini, facendo, rispetto a Bologna, qualcosa più legata alla realtà fiorentina, ritagliata più sulle caratteristiche della nostra città. Idee al vaglio di Nardella e che sottoporrà a tutte le componenti partitiche del Consiglio comunale. «Qui non si sta parlando di ideologia, ma di qualcosa di molto concreto. Non c’entra niente con l’immigrazione, è tutta un’altra questione. Io faccio un appello anche a tutte le forze liberali, che hanno dentro di loro questi valori».

E proprio per quanto riguarda l’immigrazione è forte e chiaro il messaggio alla Lega: «A loro dico che lo ius scholae non c’entra appunto niente con l’immigrazione, assolutamente niente. Questi bambini non vengono da altri Paesi, sono nati qui o comunque sono arrivati da piccoli. Le loro famiglie sostengono l’economia del Paese. Ripeto, non vedo perché un bambino della mia città che si chiama Lorenzo, parla con accento toscano, magari è nato a Careggi, è di una famiglia perbene che paga le tasse, non possa avere la nazionalità italiana perché ha i genitori stranieri. Questo non ha senso, non lo capisco proprio».

 

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