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“Lezioni di vita a scuola” la mia intervista al QN

UNA LEGGE di iniziativa popolare perché la scuola torni a dare quelle ‘Lezioni di vita’ che educano un buon cittadino. Buono nella vita reale come in quella digitale. Dall’idea al progetto concreto è passato il sindaco di Firenze Dario Nardella.

 

Sindaco, perché serve una legge? «Le scuole già fanno molto nel campo della sensibilizzazione dei giovani alle questioni sociali, tuttavia spesso queste iniziative sono facoltative e comunque lasciate alla libera iniziativa delle scuole e degli insegnanti. La nostra proposta sviluppa questo obiettivo introducendo la materia dell’educazione alla cittadinanza come vera e propria materia di studio nei curricula scolastici con l’obbligo di frequenza e voto finale. Un’ora alla settimana, almeno 33 all’anno. Perché solo così gli si riconosce un peso pari alle altre discipline scolastiche».

Ma lei pensa anche a contrastare bullismo e cyber bullismo? «Certo, tra i motivi che ci hanno spinto alla proposta c’è anche la campagna di QN che parla proprio di ore da dedicare a lezioni sulla vita. Non a caso proponiano un’ora alla settimana nella quale insegnare agli studenti le regole basilari della convivenza civile. Dal rispetto della propria vita e di quella altrui, al rispetto delle regole su cui si costruisce una comunità. L’obiettivo è quello di combattere fenomeni come la discriminazione il bullismo, il vandalismo, ma anche atteggiamenti che quotidianamente fanno arrabbiare i cittadini. Cioè tutti quegli atti che diventano di inciviltà quotidiana».

Quanto conta nella sua esperienza di sindaco l’aspetto educativo? «Pensare di usare solo multe e sanzioni per correggere i comportamenti dei cittadini o per costruire dei buoni cittadini è come cercare di svuotare l’oceano con il secchiello. La soluzione è la scuola. E da qui che bisogna ripartire per sensibilizzare le persone. Quando le nostre città sono sporche la domanda che dobbiamo farci non è: perché non c’è un vigile a multare? Quanto piuttosto: perché c’è qualcuno che le sporca?».

Ma la buona educazione, in tutti i campi, non dovrebbe essere affidata alle famiglie? Perché è necessario che la scuola sia più presente? «Ci sono tré buoni motivi. Il primo è che le famiglie da sole non ce la possono fare. Il secondo è che la scuola è il mondo dei più giovani e i giovani sono oggi la parte più fragile della società. Come proprio QN ha dimostrato raccontando il fenomeno preoccupante del bullismo e del cyber bullismo. Il terzo motivo è che la scuola, in passato, ha sempre svolto il ruolo primario di formazione dei cittadini e non solo di insegnamento nozionistico. Ecco perché non si può che ripartire dai banchi di scuola per formare dei buoni cittadini. E poi…».

E poi? «Da sindaco so bene che tutto questo riduce anche i costi di governo delle nostre città. Dalla pulizia alla sicurezza, tanto per fare degli esempi».

Quali sono i tempi della proposta? «La nostra è una bozza che facciamo circolare attraverso i mass media, le scuole, gli insegnanti perché si possa arrivare ad un testo migliorato definitivo entro 60 giorni. Dopodiché lo depositeremo alla Corte di Cassazione come proposta di legge di iniziativa popolare, secondo quanto previsto dalla Costituzione. Subito dopo partirà la raccolta delle 50mila firme necessarie. Ci auguriamo che il Parlamento possa a sua volta raccogliere questa iniziativa facendosene anch’esso portatore».

Come già accaduto con la legge sull’omicidio stradale partita anch’essa da Firenze? «Certo. Sarebbe davvero un buon percorso».

 

di Paola Fichera

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