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Le zone rosse aiutano, ma ora più agenti. la mia intervista al QN

VIETARE piazze e strade a chi delinque per dire stop a degrado e microcriminalità, nell’idea di molti fiorentini, «è un tentativo velleitario, un po’ come fermare il vento con le mani». Eppure con l’ordinanza della ‘zona rossa’, il prefetto di Firenze, Laura Lega, vara il modello Firenze, già sposato dal ministro dell’Interno Salvini che vuole esportarlo a livello nazionale. Ma come si potrà far rispettare il divieto con la carenza cronica di forze dell’ordine? E quali conseguenze toccheranno ai sanzionati? Il sindaco del capoluogo toscano, Dario Nardella, va sui tasti dolenti del provvedimento e richiama il vicepremier alle sue responsabilità.

 

Sindaco, crede che il provvedimento sia realisticamente attuabile? «Premesso che Firenze non ha un problema di sicurezza maggiore di altre città, condivido l’ordinanza che può essere utile a rafforzare l’azione di controllo del territorio. Anzi, il provvedimento chiarisce anche, finalmente, che è lo Stato a doversi occupare di sicurezza e ordine pubblico, motivo per cui spetta ai prefetti predisporlo. I sindaci fanno un altro mestiere: devono occuparsi della qualità della vita e del decoro urbano».

Sembra un provvedimento più di destra che di sinistro. Anche se lei è stato fra i primi sindaci italiani a sostenere che la legalità fosse un principio senza bandiere politiche, da difendere a prescindere. «Questo provvedimento nasce da un articolo originario del decreto Minniti, ministro del governo Gentiloni. Io comunque insisto nel considerare la legalità un valore e un diritto dei cittadini che non è né di destra né di sinistra. Anzi, le doverose politiche di accoglienza e solidarietà si possono realizzare proprio dove è garantita la legalità. Quindi è inutile che la Lega provi a metterci il cappello».

Pero le zone rosse sembrano andare a toccare la libertà personale e quei principi più tradizionalmente legati alla tolleranza: come si concilia tutto questo con un’amministrazione di centrosinistra? «Infatti è molto fuorviante usare i termini zone rosse. Perché questi provvedimenti non colpiscono in modo indiscriminato, ma sono limitati a comportamenti scorretti di individui già segnalati alle forze dell’ordine. Semmai, il limite è che se non viene rispettato il Daspo urbano non scatta nessuna efficace sanzione per il destinatario del dispositivo di allontanamento».

Crede che qualcuno stia cavalcando il degrado per accrescere il senso di insicurezza e combatterlo politicamente? «Senz’altro c’è una percezione di insicurezza superiore alla realtà, alimentata anche da una retorica allarmista delle destre. Io, però, da sindaco, ascolto le preoccupazioni dei cittadini e sono chiamato a rispondere concretamente. Per questo a Firenze abbiamo puntato a potenziare l’illuminazione pubblica delle periferie, a creare la rete di videosorveglianza più sviluppata d’Italia e ad assumere 110 agenti di polizia municipale che faranno i vigili di quartiere, a piedi e senza taser. Lo scopo è quello di ascoltare i cittadini e prevenire la piccola delinquenza e il degrado. Non dimentichiamo che la legalità si garantisce non solo con la repressione ma, soprattutto, con la prevenzione. E questo è il modello Firenze».

Ma a Firenze c’è bisogno di una maggiore presenza delle forze dell’ordine anche per dar seguito all’ordinanza prefettizia. «A differenza di Bologna, che per prima ha sperimentato questo provvedimento, Firenze ha milioni di turisti e per questo richiede molti più agenti delle forze dell’ordine che, attualmente, in città sono sotto organico. Il vero punto è che ordinanze del genere rischiano di essere armi spuntate senza un’adeguata presenza di agenti. Eppure io da novembre aspetto dal ministro Salvini i 250 agenti promessi per la nostra città».

 

di Ilaria Ulivelli

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