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La nuova sfida di Nardella: «Così nasce la Grande Firenze» – la mia intervista a “La Nazione”

«Basta dividersi o non si riparte» Nardella lancia l’idea della Grande Firenze per tenere insieme tutti i comuni dell’area. Svolta anche sullo stadio: «Sono per il restyling del Franchi ma nessun veto su Campi». «Basta con i fuochi incrociati. Battaglie politiche fuori dal Tar»

Il sindaco chiude il dibattito de La Nazione sul futuro della Città metropolitana «Ci giudicheranno per ciò che faremo: opere pubbliche attese da troppo tempo» Sul destino del Franchi: «E’ la casa della Fiorentina e la mia priorità. Né io né lo Stato possiamo abbandonarlo: aspettiamo le nuove norme»

Sindaco, cominciamo dallo stadio che ora si può considerare un simbolo dello stato dell’unione della Città metropolitana: si opporrà a un progetto che lo preveda a Campi Bisenzio? «Non ci sono veti. Siamo pronti a valutare in modo serio anche un progetto fuori dal Comune di Firenze». 

Quindi anche a Campi… «Credo sia miope ridurre il dibattito sul futuro della Città metropolitana alla questione dello stadio a Campi, ma è anche sbagliato criticare a priori l’idea di uno stadio fuori dal Comune».

Dunque è pronto a prendere in esame quell’idea? «Dico che le valutazioni si potranno fare davanti a un progetto serio e completo, che comprenda un calcolo trasparente e coerente del costo delle infrastrutture necessarie, dalla viabilità ai parcheggi, esaminando l’impatto ambientale, aeroportuale e le eventuali conflittualità di un grande centro commerciale».

C’è chi interpreta la complessità della realizzazione dello stadio a Campi come una volontà di mettere bastoni fra le ruote… «Sbaglia. Sono il primo a non volere uno scontro sterile e preventivo. Lo stadio, come ogni grande opera, deve essere inserito in un quadro complessivo di pianificazione e sviluppo dell’area metropolitana, sul quale ci dobbiamo trovare tutti d’accordo. Da questo punto in avanti si può valutare quali opere si possono realizzare e come farle». 

Non si può pianificare lo sviluppo dell’area metropolitana andando avanti a strappi e veti, è necessario fermarsi e progettare in base alle necessità e al progetto di città che si vuole realizzare… «Credo che si debba fare un reset, tirare una riga e cambiare il metodo di lavoro. Lo dico guardando positivamente la disponibilità al confronto che tutti i sindaci della Città metropolitana hanno dimostrato partecipando attivamente al dibattito aperto su questo importante tema da La Nazione». 

Lei però tifa Franchi. «E’ normale che da sindaco del capoluogo io abbia come priorità il Franchi. E’ un bene pubblico, la casa della Fiorentina e né io né nessun altro organo dello Stato possiamo permetterci di lasciarlo abbandonato o inutilizzato. Siamo in attesa di vedere cosa sarà concesso fare in base alla nuova normativa dopo il passaggio in parlamento».

C’è comunque una Toscana da ricompattare, con un antifiorentinismo diffuso. Un po’ come se il capoluogo anziché portare valore aggiunto, fosse un nemico da combattere. «Ora, più che mai dopo l’emergenza Covid, dobbiamo prendere atto che l’antifiorentinismo è un retaggio medioevale e renderci conto che se non riparte Firenze non si rialza la Toscana. La grande area metropolitana che abbraccia anche Prato e Pistoia, con un milione e mezzo di abitanti, traina l’economia, con il manifatturiero, l’export, il turismo e l’innovazione tecnologica».

Non si può prescindere da una dimensione metropolitana. «E’ la dimensione naturale. Già diffusa. Lo vediamo nell’entusiasmo degli imprenditori. Guardiamo all’operazione di Menarini, che aprirà un nuovo stabilimento a Sesto Fiorentino e, contemporaneamente, rinnoverà e potenzierà quello di Campo di Marte. Un segnale del superamento della logica campanilistica viene dalle aziende e dai cittadini. Mentre la politica è in ritardo rispetto a questi obiettivi. Per questo ho seguito con attenzione il dibattito su La Nazione con tutti i colleghi sindaci».

Tocca però anche a Firenze scendere dal piedistallo e tendere una mano… «Firenze ha bisogno dell’area metropolitana come l’area metropolitana ha bisogno di Firenze. E’ venuto il momento di abbandonare la logica dei veti incrociati che ci fanno perdere terreno rispetto ad altri territori metropolitani competitivi, come quelli di Bologna e Milano. Anche per questo dobbiamo fare uno scatto definitivo in avanti».

Come? «Superando i niet. Dobbiamo guardare alle opere pubbliche non come una portata da scegliere nel menu alla carta di un ristorante, ma come parte della visione integrata dello sviluppo del territorio metropolitano. E’ su questo che dobbiamo avere coraggio di costruire un accordo. La classe dirigente della Città metropolitana misurerà la sua capacità proprio su questi risultati, sulla realizzazione delle opere pubbliche attese da troppo tempo. Bisogna ridare centralità alla politica, rinunciare a portare le battaglie politiche e istituzionali al Tar».

Poi succede che si blocca tutto. Che si resta immobili. II termovalorizzatore è stato cancellato, ma non il problema dello smaltimento dei rifiuti… «Non ho insistito nello scontro municipalistico su questo tema che però sarà uno dei punti focali della campagna elettorale regionale. I rifiuti sono una delle grandi questioni insieme al sistema delle infrastrutture. Dobbiamo uscire dalla logica delle discariche, altrimenti scivoliamo verso il Sud. Bisogna pensare a una funzione nuova per Case Passerini, richiamando la Regione a risolvere il grande problema dello smaltimento».

Ma se poi nessuno vuole gli inceneritori nel proprio Comune… «Per questo dobbiamo lavorare insieme con le altre città, diversamente ci rimettiamo tutti. La litigiosità dei Comuni del Fiorentino la ritroviamo ovunque su scala regionale. E a rimetterci, per l’impasse della politica sono sempre i cittadini. lo sarò al fianco del candidato Giani per affrontare di petto e con successo questi nodi».

Senza dimenticare l’aeroporto Vespucci che, nessuno, a parte Firenze, sembra volere… «Per l’aeroporto e necessario trovare un approccio più collaborativo. Rendendosi conto che serve più a sviluppare le attività del territorio che quelle del turismo, andrebbe a vantaggio di tutta l’area metropolitana»

Se ne parla ormai da anni: è utopia pensare al progetto di un unico grande Comune di Firenze? «La Grande Firenze è un obiettivo alla nostra portata. Bisogna semplificare il quadro istituzionale. Ci sono troppi Comuni in Italia e sistemi regionali troppo frammentati. Nella semplificazione c’è anche l’accorpamento, l’unione o la funzione dei Comuni. Abbiamo già deciso venerdì scorso con i sindaci di Scandicci e Bagno a Ripoli di partire: ci incontreremo con Fallani e Casini per condividere priorità da gestire insieme, analizzando i migliori strumenti giuridici da utilizzare. L’importante è partire. E la volontà politica per la prima volta c’è davvero. Poi allargheremo ad altri Comuni».

 

 

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