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La lezione di Firenze contro la guerra – la mia riflessione su Repubblica

La Piazza di Santa Croce che ha portato a Firenze ventimila persone a manifestare solidarietà e sostegno al popolo ucraino, in collegamento con il Presidente Zelensky, è stata una piazza matura e coraggiosa che ha parlato all’Italia e all’Europa intera.

Questa piazza può essere lo spartiacque della politica italiana e in particolare della sinistra che, di fronte a eventi drammatici come la guerra, si è sempre dilaniata e divisa. Sabato le diverse forze politiche e sindacali hanno mostrato la maturità di una classe dirigente che mette in secondo piano le ragioni di parte a favore di un sentire comune dettato dalla gravità della situazione internazionale e dalla posta in gioco per l’Italia.

Il primo risultato, non scontato, di questo rassemblement è il superamento di un’ambigua equidistanza evocata da taluni rispetto a Ucraina e Russia: essere in quella piazza ha significato per ciascuno riconoscere la differenza inequivocabile tra un aggressore e un aggredito. A partire da questo punto condiviso è comprensibile e perfino scontato che vi sia un dibattito sul “come” e non sul “se” supportare l’Ucraina e contrastare l’aggressore. Pur consapevoli di essere di fronte a una guerra di un governo autoritario contro un popolo e non di un popolo contro un altro.

Come dare dunque un seguito politico a quanto avvenuto a Firenze senza lasciar cadere l’opportunità di una riunificazione delle forze europeiste e democratiche? La strada è ancora una volta quella dell’Europa, così come David Sassoli l’aveva immaginata. Costruire un’Europa più forte che vada ben oltre l’unità monetaria e finanziaria con l’accelerazione della costituzione di una difesa comune europea, una vera politica estera comune, un sistema di tutele sociali e civili senza distinzioni tra paesi membri, il pieno coinvolgimento delle comunità locali e di chi le governa nei luoghi dove si prendono le decisioni.

Su questa base diventa possibile dar vita a quel campo largo democratico di cui si parla da anni e che ha preso forma a Firenze e favorire una nuova unità sindacale, presupposto necessario per affrontare le durissime sfide sociali che il Paese si troverà a vivere nei prossimi mesi, dalla crisi energetica e industriale all’emergenza umanitaria in atto.

Il protagonismo delle città, motori di una solidarietà internazionale e un attivismo politico e diplomatico che contrasta dal basso i sovranismi nazionali, offre alle sinistre democratiche una nuova visione strategica dell’Europa, più concreta e più vicina al sentire comune dei popoli, insomma una nuova identità. È proprio la consapevolezza di essere europei che ci rende esigenti e critici, senza rigidità ideologiche, rispetto agli errori e alle debolezze di un Occidente chiamato a costruire un nuovo equilibrio mondiale. Sta alla politica italiana ed europea far crescere lo “spirito di Santa Croce” e la spinta delle cento città che hanno manifestato il 12 marzo, dimostrando ai governi nazionali che si può parlare con una sola voce.

 

Dario Nardella

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