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“Il Pd guidi il fronte anti populista in Europa”. La mia intervista al Corriere della Sera

FIRENZE «Sono stati tre giorni formidabili per Firenze e per l’Europa», dice il sindaco Dario Nardella. Perché The State of the Union 2018, la conferenza sul presente e sul futuro dell’Ue che si è appena conclusa nel capoluogo toscano, non ha fatto registrare soltanto un salto di qualità per numero ed eccellenza di partecipanti e relatori (da Mattarella a Juncker, da Tajani a Draghi) ma ha lanciato un messaggio fondamentale. Quale? «La necessità di costruire un grande fronte democratico capace di vincere gli impulsi demagogici, populisti e antieuropeisti — spiega il sindaco di Firenze — che ci deve trovare pronti e uniti alle prossime elezioni europee del prossimo anno. Per la prima volta a Firenze c’è stata la consapevolezza del grande rischio di un’epidemia sovranista che può frantumare l’Europa». Nardella è convinto che la sua città sia stata anche la capitale dell’Europa del futuro. «E non è un caso che nasce proprio qui la prima scuola transnazionale di governo — continua il primo cittadino — che ha come compito di formare la classe dirigente europea. Credo che la mia città si sia svelata come baluardo europeista contro l’illusione dei sovranisti». Già, i sovranisti. «Che adesso andranno al governo e faranno i conti con le promesse illusorie della loro campagna elettorale e la necessità di fare scelte concrete e compatibili con economia e conti pubblici — sottolinea Nardella —. Se il nuovo governo dovesse nascere su basi antieuropeiste, e il pericolo c’è eccome, tutte le forze democratiche dovrebbero fare fronte comune. Come ha ammonito il presidente Mattarella, un’Italia isolata dal resto d’Europa è un inganno. Io credo che un’Italia fuori dall’Ue sarebbe una sventura, peggiore persino della Brexit». Nardella pensa a un fronte antisovranista guidato dal Pd. «All’assemblea nazionale di sabato prossimo a Roma il Pd deve prendere spunto dall’idea dell’Europa che abbiamo discusso a Firenze — spiega —. E dunque puntare all’unità e ai contenuti. Guai a impostare la discussione su renzismo o antirenzismo. Bisogna guardare ai programmi, ridisegnare un nuovo partito, moderno, ma capace anche di riguadagnare i voti persi a sinistra e al centro». E le alleanze? Il Pd potrebbe cercare intese con Forza Italia di un Berlusconi riabilitato? «Berlusconi ha acquisito un’agibilità, sono contento per lui — risponde Nardella —. Ma nel futuro dell’Italia non vedo Berlusconi. Se vogliamo rifondare un nuovo Pd dobbiamo guardare avanti. Come ha detto Papa Francesco non stiamo vivendo un’epoca di cambiamento, ma un cambiamento d’epoca. Va ripensato drasticamente il concetto stesso di sinistra, il rapporto tra progressisti e conservatori».

 

Marco Gasperetti

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