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“Il Governo con i 5s deve andare avanti ma è il Pd a dover chiarire il suo ruolo”, intervista a “Il Mattino”

Dario Nardella un po’ se lo aspettava. «I dati elettorali alle ultime europee e prima ancora quelli delle politiche avevano delineato un trend che segnava una grande difficoltà del Pd e del centrosinistra in Umbria», dice.

 

Nardella, l’accordo con il M5S non ha giovato: dunque, lo schema di collaborazione è fallito?

«Diciamo che è fallito lo schema del cartello elettorale». 

Che cosa vuol dire? 

«Che una collaborazione tra due forze politiche non si costruisce in cosi poco tempo e senza un reale coinvolgimento dei territori. Quanto accaduto in Umbria impone un surplus di riflessione a cui il Pd non può sfuggire: senza dibattito e confronto non si va da nessuna parte. Ciò non significa che il dialogo con il M5s ora debba essere messo da parte». 

Lei, insomma, pone al riparo la collaborazione nel governo? 

«L’esperienza di governo tra il centrosinistra e il M5s deve andare avanti. Detto ciò, conviene ricordare sempre come è nata: a causa dell’irresponsabilità e dall’incapacità di Salvini. Su questo presupposto trova la sua giustificazione la legge di bilancio che l’esecutivo ha varato, basata su politiche rigide per sterilizzare la clausola Iva. Gettare all’aria tutto a questo punto sarebbe una follia. Ma da qui a ritenere che un’alleanza possa limitarsi a un patto di governo ce ne corre e il Pd commetterebbe un grave errore a pensarlo». 

Nel Pd sono ormai numerose le voci che chiedono un progetto politico chiaro e definito. L’appuntamento programmatico di metà novembre a Bologna potrebbe costituirne l’occasione?

«Bologna sarà sicuramente utile. Ma al Pd serve un vero congresso in cui si chiarisca il ruolo che intende svolgere nella società italiana, la sua vocazione maggioritaria, la capacità di rappresentare i ceti tradizionali e quelli nuovi che la crisi italiana ha de terminato. È indispensabile che si svolga un ragionamento serio, troppe volte rinviato e ora urgentissimo» 

Anche per stabilire il quadro delle alleanze?

«Decisamente si. Non soltanto con il M5S» 

Si riferisce anche a Matteo Renzi e a Italia viva?

 «Mantenere il dialogo e il confronto con Italia viva è impegno prioritario» 

Nonostante Renzi voglia andare alla competizione con il Pd? 

«Le collaborazioni vanno coltivate e questo vale per entrambi. Io sono andato alla Leopolda non per ridimensionare il mio impegno nel Pd, ma al contrario, per ascoltare e proporre un ruolo: il Pd ha il dovere il dialogare con i soggetti politici con cui governa, con il M5S e con Italia viva». 

Lei, a fine settembre, da Livorno ha lanciato la proposta di una rete tra le liste civiche locali che partendo dalla Toscana si ponga ad argine della destra. È un modello che potrebbe diventare nazionale sul quale registrare convergenze e collaborazioni?

«E una strada. A Livorno, a Bari e anche a Firenze le liste civiche sono state determinanti alle ultime elezioni comunali. Il civismo esprime una forma di attivismo politico che non può più essere snobbato, ma che può rivelarsi utile ad alimentare il dibattito anche nel Pd» 

A partire dalle prossime scadenze elettorali, dal voto per le regionali in Emilia Romagna e poi in Toscana, Campania, Calabria?

«Ci si può provare, senza dubbio. Se è vero che perdere l’Emilia Romagna provocherebbe un effetto domino in grado di determinare una debacle complessiva del cen trosinistra, è comunque innegabile che l’Emilia e anche la Toscana non sono regioni nelle difficoltà dell’Umbria: ci sono pratiche di buon governo consolidate, a Firenze il Pd ha il 43 per cento e in Toscana è il primo partito. Ma pregiudiziale è arrivare alle elezioni dopo una svolta politica sostanziale» 

Ne indica qualche tema? 

«Rinnovamento nel partito, che non significa mettere in discussione la leadership di Nicola Zingaretti ma aprire il gruppo dirigente alle esperienze dei territori. Guardare ai giovani e alle migliori esperienze locali soprattutto al Sud. Istituire centri di formazione politica in ogni regione, come ha richiesto Vincenzo De Luca in Campania, per selezionare classe dirigente qualificata. Insomma, attrezzare un progetto per la società verso il futuro»

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