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«I nostri Comuni sono a rischio default il governo sblocchi subito i 7 miliardi» – la mia intervista a “Il Mattino”

IL SINDACO DI FIRENZE: PREOCCUPATO DALL’ALLARME SOCIALE, OCCORRE AGIRE NORME PIU SEMPLICI CONTRO L’ILLEGALITÀ

Dario Nardella, sindaco di Firenze: lei ha definito le grandi città italiane le nuove zone rosse dell’emergenza. Perché? «L’emergenza sanitaria sta gradualmente trasformandosi in emergenza economico finanziaria ed emergenza sociale. E noi sindaci, in assenza di misure chiare, rischiamo di vedere i nostri Comuni finire presto in una situazione di default».

Quando lei parla di chiarezza, a cosa si riferisce? «Alla rapidità e al linea di azione. L’ho ribadito anche al presidente Conte che ringrazio per averci ascoltato». E  in termini pratici, cosa significa? «Che i 7 miliardi promessi dal governo siano resi disponibili al più presto. Questo non è solo un problema di Firenze. La linea è condivisa da tutti i 14 sindaci metropolitani dei quali sono il coordinatore. Ci sono mille aspetti che dipendono dalle amministrazioni locali: illuminazione, pulizia, rifiuti, assistenza agli anziani e ai meno abbienti, scuole. Senza liquidità siamo in ginocchio».

Poi si parla di rilancio turistico… «Forse l’ultimo settore a ripartire davvero. Il problema riguarda molte grandi città. Ma servono due requisiti: velocità estrumenti». Quali strumenti? «Sbloccare cantieri, opere pubbliche, trasporti. Il governo dice che i sindaci saranno commissari per la scuola? Bene. Allora via tutti i vincoli burocratici. Noi abbiamo strutture di pregio artistico e architettonico che possono ospitare strutture scolastiche ma senza semplificazioni non possiamo mai ripartire».

Lei sta chiedendo un modello Genova-Nuovo ponte? «Può essere una soluzione. Da anni in Italia si parla di semplificazioni. La legge 241/90 ha un intero capitolo dedicato alla sburocratizzazione ma in tutti questi anni si è fatto solo peggio».

Si dice che le norme servono per evitare che si insinui l’illegalità… «Una sciocchezza. Per combattere l’illegalità non ci vogliono più regole ma servono regole più chiare e semplici. Altrimenti ci ritroviamo di frontea conflitti di competenze, ricorsi e paralisi».

Lei ha detto che per Firenze l’emergenza Covid è stata come un’altra alluvione… «E ora rischiamo di trovarci senza un euro in tasca. La Tari è sospesa fino a giugno; la Cosap è annullata per tutto il periodo in cui le attività sono state ferme ma già il decreto Rilancio parla di azzeramento per i prossimi sci mesi. La tassa di soggiorno è sospesa e comunque, in assenza di turisti, non la incassiamo: solo Firenze ha perso 48 milioni in tre mesi. Poi c’è un’altra mezza beffa». Mezza beffa? «Si, perché le sanzioni elevate dalle nostre Polizie locali per il mancato rispetto delle restrizioni Covid non andranno agli enti locali ma vanno allo Stato. Come possiamo pensare di rilanciare il turismo se non possiamo garantire i servizi? Sarebbe un pessimo segnale per il Paese».

Spesso si è avuta l’impressione che il governo fosse impegnato in continui scontri con sindaci e presidenti di Regione… «Ed è quello che ho ribadito al premier Conte. I Comuni non possono essere trattati alla stregua di attività produttive o categorie economiche». Lei è preoccupato? «Mi preoccupa l’allarme sociale. Non è un problema solo del Sud. Se le imprese della mia città vanno in difficoltà arriva la criminalità che opera con rapidità e ha liquidità immediata».

Anche in Toscana si dovrà votare per la Regione.  Meglio luglio, settembre o ottobre? «Dico due cose: la salute dei cittadini e nessuno pensi di strumentalizzare il consenso».

Sulle riaperture del 3 giugno ci sono molti distinguo. E giusto che una Ragione per difendersi dal possibile rischio-contagi chiuda i confini? «L’Italia non è una somma di staterelli , ogni decisione va adottata in maniera coordinata. Guai se in questo momento difficile si aprisse una competizione tra città e Regioni».

Ma anche nel pieno dell’emergenza sanitaria si è notato un approccio parallelo: il governo centrale, le Regioni… «L’autonomia è una grande opportunità ma un eccesso di autonomia senza regole chiare può generare il caos. Questa epidemia ha di mostrato che serve chiarezza su quali debbano essere le prerogative degli enti locali e quelle del lo Stato centrale nella tutela del diritto alla salute. Non si può pensare di utilizzare in una situazione di emergenza lo stesso modello che si utilizza nella normalità».

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