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Firenze, il sindaco Nardella: “Il mio piano per salvare le imprese” – la mia intervista a “Repubblica”

“Penso a un fondo per le piccole aziende in crisi per il Covid: chi vorrà potrà investire i risparmi per 5 anni, ricevendo il 10% in più”. E ancora: “Toscana zona rossa? Credo sia meglio un sacrificio subito che uno stillicidio di restrizioni: ora serve l’impegno di tutti”

La zona rossa ha colpito molto anche lui, ma non al punto da spingerlo a ribellarsi: “Capisco l’amarezza del governatore Giani ma concordiamo entrambi che questo non è il momento delle polemiche. Se ci impegniamo a Natale possiamo tornare ad essere zona arancione”, dice Dario Nardella. Proprio per questo in settimana il sindaco firmerà un’ordinanza contro i “furbetti” dell’asporto sul modello di quella fatta in Emilia: “Non si può consumare all’uscio”. È però già oltre la cortina dell’emergenza che il sindaco Nardella guarda: “Il 2021 sarà un anno terribile e abbiamo bisogno di mettere in campo strumenti economici innovativi per salvare le nostre piccole imprese. Presto proporrò al ministro Gualtieri l’idea di un Superbonus Firenze al 110%”.

 

Sindaco Nardella, la zona rossa non è una sconfitta per Firenze e la Toscana?

“Ma no, questo non è un campionato di calcio dove si retrocede. È vero che la tempistica è stata molto particolare ma i dati stabiliti dal decreto sono oggettivi e validi per tutti. Dico peraltro che, se questa fascia rossa ad un certo punto doveva arrivare, bene sia arrivata subito. Penso sia meglio un sacrificio ora che uno stillicidio di restrizioni e incertezze. Non sarà facile, ma se riusciremo a tornare sotto valori di rischio alto, sia per l’Rt che per gli altri parametri, potremo tornare in fascia arancione. Difficile ma non impossibile ci si faccia per Natale”.

 

Il governatore Giani si è detto sorpreso e amareggiato, lei no?

“Capisco l’amarezza di Eugenio e credo che sia da riferire più alle modalità con cui la scelta è avvenuta. Al governo chiediamo quanta più trasparenza possibile: io ho sempre difeso il meccanismo dei colori, degli automatismi, ma dobbiamo provare ad essere più chiari, univoci e trasparenti nella comunicazione. Io credo nella buona fede del governo, stop polemiche. Prendiamo atto di questa condizione nuova e affrontiamola con impegno”.

 

Terrete aperti parchi e giardini?

“Per ora sì, come stanno facendo nelle altre regioni rosse. Intanto applichiamo bene le nuove regole, poi vedremo. Coi sacrifici possiamo portare giù i contagi. Anzi approfitto per lanciare nuovamente un appello ai fiorentini; state a casa il più possibile o da questa emergenza non usciamo. Dobbiamo essere rigorosi”.

 

Lo saranno anche i vigili?

“Quello è l’input che abbiamo dato. Faremo massima attenzione anche a parchi e giardini e a chi applica in modo furbesco la deroga della vendita da asporto. Ci sono arrivate segnalazioni di locali che consentono la consumazione appena fuori all’ingresso contravvenendo ai divieti. L’asporto va inteso alla lettera, non come una scappatoia. La polizia municipale è avvertita. Posso anche preannunciare un’ordinanza come quella che hanno fatto in Emilia per precisare che non si può consumare all’uscio dei locali”.

 

Eppure il passaggio in zona rossa vorrà pur dire qualcosa. Non segna la fine del tanto decantato modello sanitario toscano?

“Non confondiamo le cose. Il sistema sanitario toscano ordinario mantiene degli standard molto alti e c’entra poco con le difficoltà della macchina nell’emergenza. Dei punti dolenti sono emersi, vero. E anche il presidente Giani lo ha riconosciuto. Mi riferisco alla mancanza di personale, all’organizzazione delle Rsa, ai problemi del tracciamento nell’Asl centro, ai tempi di risposta dei tamponi. Non siamo al tracollo. Ma è vero che l’adeguatezza della risposta deve migliorare. Do atto a Giani che sta cercando di porre rimedio agli aspetti problematici”.

 

Giani sta lavorando bene?

“È in prima linea, sta facendo tanto. Abbiamo avuto un lungo confronto e c’è piena sintonia tra noi. Giusto che la Regione si ponga in modo dialettico nei confronti del governo ma sempre con lealtà. La gente non ne può più di scontri”.

 

Sulle Rsa la Regione vi aiuterà?

“Ho ricevuto rassicurazioni sul supporto economico e logistico nell’emergenza ma col presidente abbiamo ragionato anche del superamento del modello. Servirà investire sulla fascia intermedia, su un social housing dove anziani autosufficienti possano vivere in un dimensione di comunità con altri anziani con un livello di sorveglianza sanitaria lieve senza fare direttamente il salto in Rsa. Abbiamo un progetto simile a Montedomini ma anche per l’ex caserma Lupi di Toscana. Ne ho parlato anche con Carlo Palermo di Cdp, abbiamo un’interlocuzione con la Cassa di Risparmio. Possiamo inventare forme di collaborazione pubblico-privato ma non penso a servizi per ricchi. Questa pandemia deve spingerci su modelli nuovi”.

 

Vale anche per bar, ristoranti, commercianti, artigiani. Il presidente della Camera di Commercio Bassilichi chiede aiuti subito altrimenti centinaia di imprese rischiano di fallire…

“È così, ora abbiamo un problema di sopravvivenza del sistema. Avremo nel 2021 un recupero del turismo solo nel secondo semestre. Per almeno due anni non sentiremo parlare di over tourism, starà a noi lavorare intanto su un “new tourism” e anche su innovazione, alta formazione, ricerca. Ma non basta. I servizi sono in grande sofferenza ora, dalla ristorazione al commercio all’artigianato. Ci servono strumenti per fare una lunga traversata nel deserto del 2021. Coi miei due consiglieri speciali Alessandro Petretto e Lucia Aleotti stiamo elaborando una proposta che presto porterò al ministro Gualtieri. Io lo chiamerei “Superbonus Firenze”. Tutte le persone fisiche o giuridiche che vogliano aiutare le piccole imprese in difficoltà del territorio potranno beneficiarne. Pensiamo ad un credito di imposta del 110% come per l’eco bonus, che verrebbe riconosciuto dallo Stato a ogni persona che eroga del denaro per supportare le imprese del territorio. Se metti 100 riprendi 110 in 5 anni sotto forma di taglio alle tasse I soldi investiti finirebbero in un fondo speciale gestito da un board di attori pubblici come Città metropolitana, Camera di commercio, Prefettura, ufficio toscano di Bankitalia e Mef”.

 

Un Bot? Un’obbligazione?

“Molto simile. Si tratta di creare un fondo per aiutare tutte le piccole imprese che purtroppo hanno grande difficoltà nell’accesso al credito. Il cittadino investe una somma dei suoi risparmi e ne ottiene un rendimento assimilabile a quello delle obbligazioni dando un aiuto alle imprese. Il fondo sarebbe finanziato dai risparmiatori, che otterranno benefici fiscali dallo Stato e dagli altri enti pubblici. Di fatto sarebbe finanziato dallo Stato tramite mancati introiti fiscali. La Camera di commercio avrebbe il ruolo di selezionare le imprese, quelle più colpite dalla crisi. Sarebbe un modo di creare solidarietà nel territorio e sbloccare il risparmio privato che in Italia è alto. Dovremmo partire l’anno prossimo così da evitare che la crisi impoverisca in maniera strutturale il territorio. Mi appello anche alle banche. Abbiamo bisogno di mettere in campo strumenti innovativi, se ci sono altre idee benvengano. I ristori non basteranno, la cassa integrazione finirà, arriveranno i licenziamenti. Dobbiamo progettare il dopo. Se Gualtieri fosse favorevole, potremmo lanciare il progetto per le 14 Città metropolitane, di cui sono coordinatore, che sono il 40% del Pil italiano”.

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