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“Fiorentini, deciderete voi i nuovi percorsi della tramvia”. La mia intervista a La Repubblica

Davvero i cantieri della tramvia spariranno come per magia alla fine del prossimo mese? Il sindaco Dario Nardella conferma: «Stop a fine febbraio». E rilancia: «Dopo i fiorentini avranno un anno di respiro». Ma solo un anno: «Nel 2019 poseremo la prima pietra della linea 4 per San Donnino, un cantiere a impatto zero. E abbiamo già anche progetti e soldi per la tramvia che dalla Fortezza arriva a Libertà, scende per via Cavour fino a San Marco e risale da via Lamarmora». Ma c’è di più: « Dobbiamo ora decidere su Campo di Marte » . Sulla linea est: «Da qui a due mesi dobbiamo decidere come utilizzare i 47 milioni del ministro Delrio. La Ue ci consente di estendere il contratto di project senza fare altre gare. Dobbiamo decidere se proseguire sui viali fino a piazza Ferrucci, per Bagno a Ripoli, col tram o il jumbo-bus, o andare Campo di Marte».
Una decisione che Nardella non prenderà da solo: « Faremo una consultazione. Parleremo con residenti e associazioni di categoria per stabilire la priorità». La tramvia si estenderà finoa Bagno a Ripoli e un braccio arriverà in piazza San Marco?

Sindaco Nardella, addio alla tramvia sotto il centro, dopo i dubbi dell’Unesco?
«Faremo un approfondimento definitivo a breve sul sottoattraversamento. La cura del ferro sta decollando, l’unica soluzione per il traffico è del resto investire sul trasporto pubblico».

Dopo 3 anni di disagi, i fiorentini avranno almeno un mese di tramvia gratuita?
«Sarebbe bello che Gest ci pensasse, a partire da lavoratori, commercianti e residenti delle zone più colpite dai cantieri.
Prendiamo anche un impegno con gli studenti universitari residenti: un contributo per abbattere l’aumento previsto degli abbonamenti a bus e tramvia decisi dalla Regione».

Sindaco, anche lei come la sua assessora Concia, è d’accordo con Cacciari quando dice che è impossibile rompere l’assedio del turismo?
«Sono stato a visitare la Cappella Sistina. Non si entrava, dalla folla che c’era: una scatola di sardine con i custodi che urlavano “Silenzio”. Sono però d’accordo con Cacciari, che le città possano fare a meno del turismo è impensabile, come fermare l’aria con le mani.
Quello che si può fare, invece, è investire sulla qualità dell’offerta e invertire lo snaturamento dell’identità della città».

Ci state provando con il regolamento Unesco e lo stop ai ristoranti in centro. Ma si può porre qualche freno agli affitti turistici?
«Siamo stati tra i primi a firmare un accordo con Airbnb per far emergere il sommerso. Ma sugli affitti gli strumenti normativi nazionali offerti ai sindaci sono scarsi. Qui i bus dei “mordi e fuggi” sono diminuiti. È però un’illusione pensare che i sindaci da soli possano risolvere un fenomeno che è globale».

Sono stati annunciati tanti interventi immobiliari ma o vanno lentamente o non partono.
«Ma no, lo Student hotel di viale Lavagnini sarà pronto a breve. Se riavvolgiamo il nastro a 3 anni fa, tutto era da fare: il Comunale, la caserma Cavalli, l’ex Telecom, la Manifattura Tabacchi, la caserma di Costa San Giorgio, il palazzo Buontalenti, cioè la ex corte d’appello che ho visitato con l’ex premier Mario Monti, destinata alla scuola dell’alta amministrazione europea. Di fronte ci sarà la Normale con il suo campus.
Ebbene, dopo 3 anni tutti questi luoghi hanno un progetto e un investitore».

E le ricadute per i fiorentini?
«Firenze dev’essere una delle capitali del talento e della formazione. Questa è la nostra idea: ritrovare parte dello spirito del Rinascimento per farne un luogo di innovazione e formazione. Stiamo pensando di utilizzare una parte di Santa Maria Novella, quella su via della Scala, per fare abitazioni e housing sociale riportando più residenze in centro: i lavori sulla facciata già quest’anno».

Nella ex scuola dei carabinieri, ci voleva fare gli “Uffizi della scienza”. Chi ha remato contro?
«Non lo so, ma si è persa l’occasione di riunire ed esaltare la cultura scientifica, spesso oscurata da quella artistica. Il 16 gennaio presenteremo però i risultati della gara d’idee e le linee guida».

Per fare cosa?
«Creatività, formazione e innovazione, accanto alla parte residenziale su via della Scala. È questo che intendiamo con nuovo spirito rinascimentale».

Sant’Orsola però è affondata, progetto dissolto.
«Abbiamo lanciato la sfida ma i privati non hanno risposto. Adesso ci pensiamo noi».

Vuole dire Palazzo Vecchio?
«La Città metropolitana. Impegneremo 10 milioni nel 2018 e altri 10 nel 2019, utilizzando le risorse residue senza niente togliere a strade e scuole».

Il progetto di Bocelli non è recuperabile?
«Ne ho parlato con lui, si può coinvolgere la sua fondazione esclusivamente per dar vita all’accademia artistica».

Per la Manifattura Tabacchi ci sono speranze?
«Il fondo internazionale proprietario presenterà il progetto a breve. Un mix di funzioni, un nuovo quartiere. Uno dei venti progetti in corso, in una città che si sta muovendo».

Con il sovrintendente Chiarot al Maggio si è aperta una nuova stagione.
«Ho voluto io Chiarot a Firenze».

È una scelta che censura i suoi predecessori?
«Non parliamo del passato. Questo gennaio partiamo con i lavori per l’auditorium strumentale che Zubin Mehta voleva».

Ha più volte parlato di una Firenze a misura di bambino. Che fine ha fatto?
«Sto per nominare Giampaolo Donzelli, il presidente della fondazione Meyer, mio consigliere per l’infanzia. Con l’incarico di dar vita ad un team e stilare un decalogo delle cose da fare. Non vogliamo fermarci a i fasciatoi nei locali. La vita economica e culturale dev’essere a misura di bambino».

Stiamo uscendo dal cono di luce di Renzi perché adesso sta diminuendo la sua capacità di fascinazione?
«Con Renzi premier Firenze ha avuto tanti vantaggi. Oggi la citta è decollata, anche grazie ad una imprenditoria vivace: Firenze e Milano sono le più dinamiche d’Italia. Ma non vedo il declino del Pd e di Renzi. Anzi. Un recente nostro sondaggio

dà a Firenze un Pd vicino al 50%. I cittadini lo vedono che stiamo facendo un buon lavoro. La nostra forza è il buon governo».

Candiderebbe Maria Elena Boschi a Firenze?
«È una decisione che spetta a Boschi, al segretario nazionale e alla direzione del partito. Ma qualunque cosa si deciderà, Firenze farà da traino per il rilancio del Pd in questa campagna elettorale. Gli avversari non ci spaventano».

 

di ERNESTO FERRARA MASSIMO VANN

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