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“È l’ora del campo largo, guidato da Letta, sulle idee e senza veti” – la mia intervista a La Stampa

Il sindaco di Firenze: “Letta sia federatore, come Prodi che unì Bertinotti e Mastella”

“I sindaci non hanno bisogno di un partito” dice Dario Nardella. Il primo cittadino di Firenze non nasconde il «rapporto eccellente» che lo lega a Luigi Di Maio e chiede a Enrico Letta di fare più e meglio di Prodi: «Mise insieme Bertinotti e Mastella, perché non farlo con Renzi, Calenda, Conte e Di Maio?».

Lascia il Pd per il partito dei sindaci con Di Maio? «Non scherziamo, non ho mai pensato di uscire dal Pd. Lavoro per farlo crescere insieme al segretario Letta».

Però è un suo interlocutore, giusto? «Con lui ho un rapporto eccellente, di amicizia e stima. Da ministro ha acquisito autorevolezzae competenze».

Cosa pensa della scissione? «Noi del Pd che di scissioni ne abbiamo avute anche troppe, siamo gli ultimi a poter dar consigli. Sono momenti molto difficili, politicamente e umanamente. Mi auguro che entrambe le parti continuino a sostenere il governo Draghi, perché abbiamo bisogno di stabilità in un momento difficilissimo per gli italiani».

Esiste un partito dei sindaci? «In Italia, come in Europa, i sindaci sono così importanti per la politica e i cittadini che non hanno bisogno di rinchiudersi in un partito. Non abbiamo bisogno né di una corrente, né di un sindacato. Serve, piuttosto, un partito con i sindaci protagonisti. Ci sono battaglie trasversali che condividiamo aldilà degli steccati, come lo snellimento della burocrazia, perché viviamo il Paese reale».

Il Pd con chi parlerà ora, Conte o Di Maio? «La questione non è chi sceglie il Pd, ma il contrario: sono gli altri che devono decidere se stare col Pd, che è la principale forza europeista e riformista».

Tutti invitati, quindi? «Confrontiamoci sulle idee: lavoro per i giovani e le donne, riduzione delle tasse sul lavoro, aumento dei salari. Sono convinto che Letta sia la persona giusta per federare queste forze come fu con l’Ulivo trent’anni fa. Prodi c’è riuscito con Bertinotti e Mastella, perché noi non possiamo provare a mettere insieme Conte, Di Renzie Calenda?».

Renzi, Calenda e la galassia 5 stelle. Dice sul serio? «Io sono possibilista. Se siamo già insieme a sostenere il governo Draghi, perché non dovremmo sederci a un tavolo per scrivere un programma? La politica è l’arte del possibile, non è con i veti che si vincono le elezioni».

Apparecchia lei? «Li ospito, a Firenze, sarebbe perfetta. È la città di Giorgio La Pira e lui dialogava pure con Ho Chi Minh. Francamente Conte mi sembra molto meno pericoloso».

Il suo è un campo larghissimo. «Il campo deve essere largo per davvero, non striminzito. Non un cartello elettorale, ma un progetto per il Paese con Letta federatore. Chi non ci sta si prende la responsabilità di far vincere la destra».

Parla di Giorgia Meloni? «Lei ha in testa delle idee precise, a cominciare dallo smantellamento dell’Europa. Ha scelto il fronte sovranista di Orban e Le Pen, che sfrutta le paure delle persone e usa un linguaggio fatto di prepotenza e aggressività».

Le fa paura? «Non ho paura di Giorgia Meloni e credo anche che non debba essere demonizzata: non è un nemico da abbattere, ma un avversario politico».

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