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I rapporti col governo, la sicurezza, la tramvia. La mia intervista a Repubblica Firenze

«Non temo il ballottaggio l’anno prossimo» sfida tutti Dario Nardella. Il sindaco non teme nemmeno il nuovo governo Lega-5Stelle: «Se boicottano Firenze si ritrovano la città contro». Sono piuttosto le «fragilità» del Pd a spaventarlo. Per questo si prepara a un’estate di fuoco tra ordinanze sulla sicurezza e tramvia da finire: «Nel 2019 saranno in gioco Firenze e la sua storia. Io non sono come Salvini perché uso la ruspa ma resto umano. E voglio fare una battaglia per l’acqua pubblica. Mi rivolgo alla sinistra e agli elettori 5 Stelle: nessuno può restare alla finestra mentre i leghisti ormai scorrazzano in Toscana» dice il sindaco a Repubblica.

Nardella, lei oggi si sente un sindaco Panda, specie in via di estinzione? «No, anzi sono in compagnia di centinaia di sindaci bravi: il Pd riparta da loro».

Che rapporti ha col governo? Sente qualche ministro? «Rapporti istituzionali di correttezza e rispetto. Ho visto il ministro Bonisoli, sto concordando un incontro con Bonafede. Non mi faccio un cruccio del fatto che il governo sia politicamente all’opposizione rispetto a Firenze».

Teme ritorsioni sull’ultimo feudo renziano? «Se i ministri grillini e leghisti decidessero di fare dispetti al sindaco farebbero dispetti alla città. Sono pronto a incontrare Salvini. Vogliamo 100 agenti in più. E il Daspo urbano va accompagnato con le sanzioni: oggi è un’arma spuntata. Con Bonafede spero di visitare presto il carcere di Sollicciano, sfida urgente. Gli chiederò un impegno sulla certezza della pena».

Su aeroporto e Tav il ministro Toninelli ha annunciato guerra, all’inaugurazione della linea 3 della tramvia nessuno del governo. Bloccano tutto? «Anche se ci fosse un boicottaggio la cosa non ci preoccupa ne ci scoraggia. Se il governo pensa di fare campagna bloccando le opere avrà contro tutta la nostra comunità inclusi i suoi stessi elettori, sono sicuro. Firenze non ha mai avuto paura degli attacchi estemi e sento di avere la città con me su opere come l’aeroporto».

Le ultime elezioni insegnano però che il Pd perde voti per la sicurezza, non per le opere pubbliche… «A Firenze non è un tema secondario: lo dimostra la nuova tramvia è un successo straordinario. Sarà il mio cavallo di battaglia. Sul fronte della sicurezza però io ci sono e non da oggi: gli sgomberi, la lotta all’abusivismo e alla prostituzione. Io predico legalità e solidarietà. E sono stato attaccato dal mio partito. Credo che l’atteggiamento paghi. Non è un caso se qui la Lega non ha sfondato. I0 vado avanti: lavoro a un’ordinanza a tutela del decoro di piazze e giardini, uno per quartiere: Allori, Galliano, Pier Vettori, Reims, il sagrato di Santo Spirito. Introdurremo il divieto di bivacco di gruppi con cibi e bevande, vogliamo evitare picnic e ubriachi».

Con la sua ruspa sui campi rom non sta inseguendo Salvini? Questa non è subalternità culturale alla Lega? «Io rispondo alle preoccupazioni dei cittadini. Ma la mia ricetta è molto diversa da quella di Salvini». La ruspa è la stessa. «Io affianco alle ruspe contro gli accampamenti abusivi le gru per tirare su le case per le famiglie nella fascia grigia, anello debole della società. Salvini propone di armare gli italiani per farsi giustizia da sé, promuove odio sociale: noi l’educazione civica nelle scuole. Ecco la differenza. Il Pd riparta da qui».

Salvini ha promesso di venire al campo rom del Poderaccio, la ferita per la morte di Duccio Dini è ancora viva in città… «Lo aspetto, io il tema lo sto affrontando da prima della tragedia di Duccio. Firenze non ha un problema di etnie ma ci sono campi abusivi da smantellare e anche gli insediamenti regolari non sono più efficaci: ieri gli occupanti del Poderaccio hanno ricevuto le lettere in cui confermiamo la chiusura del campo in 18 mesi». E dove li mettete? «Se hanno diritto ricevono assistenza, se attaccano la nostra comunità pagano. I rom vanno trattati alla stregua di tutti. Perché noi combattiamo per la legalità e restiamo umani». Lei ha detto “le case popolari prima ai fiorentini”: non è un linguaggio da Lega? «La modifica della legge regionale ci può consentire di migliorare il modello di integrazione, per questo propongo più punti in graduatoria per chi è residente, cinese o italiano che sia. L’immigrazione va governata per scardinare le psicosi».

Nardella ma lei ha ancora un partito alle spalle? «A Firenze sì. Perché siamo ancora immuni dal correntismo. E non perdiamo tempo a litigare e dividerci. C’è una buona saldatura tra governo della città e partito. Dobbiamo spalancare le porte alla società civile: usciamo dai circoli, facciamoci vedere».

Dice di essere immune al virus del correntismo ma non è per quello che ha fatto fuori dalla giunta Paola Concia? «Che Fratini mi sia stato suggerito da Lotti e Saccardi è la più grande bufala dell’anno. I miei assessori son legati ad un patto di governo della città e se appartenessero a conventi e conventicole volerebbero fuori dalla giunta un giorno dopo. Ringrazio Concia per lo straordinario lavoro fatto».

Lei è ancora un renziano? «Non ho mai ragionato in termini di correnti e renzismo. E non ho bisogno di smarcarmi da nessuno, sempre stato Nardella: prima durante e dopo la segreteria Renzi». Visto che rivendica questa autonomia può dunque ammettere gli errori dell’ex premier, visto lo stato del Pd… «Non ho mai nascosto gli errori di Renzi così come ho criticato questo accanimento indecente contro di lui. Quello che mi disgusta è l’effetto bandierina di un partito che si butta su un leader a capofitto e poi gli volta le spalle subdolamente. Sono le solite vecchie brutte abitudini». Correrà col solo simbolo Pd o farà liste civiche nel 2019? «Io non mi vergogno dell’esistenza del Pd ma non basta. Per vincere l’anno prossimo serve una grande coalizione con un forte civismo. Che non abbia pregiudizi. E mi rivolgo alla sinistra fiorentina che non può stare alla finestra a veder scorrazzare nella nostra regione Salvini e i suoi seguaci con la loro arroganza. Sono aperto al dialogo. Ora è il momento di scelte chiare, sono in gioco storia e futuro di Firenze patrimonio della democrazia». Si rivolge anche ai 5 Stelle? «Non ai loro politici ma agli elettori, spesso delusi di sinistra. E mi rivolgo a loro coi fatti: ambiente, trasparenza, servizi. Lancio la grande questione dell’acqua, porterò il tema in Consiglio comunale. Io propongo di restituire agli azionisti pubblici toscani governo e controllo delle società dell’acqua. Emergeranno le contraddizioni dei 5 Stelle, che con la romana Acea controllano l’acqua dei toscani. Dai grillini mi piacerebbe anche sapere cosa pensano di Salvini che va a tifare Croazia ai mondiali mentre ci sono da gestire le emergenze del Paese».

Cosa pensa della nuova segreteria Martina? «Mi preoccupo della città e dei progetti, non di nomi». E il Pd toscano? «Guai se il segretario viene calato dall’alto, deve essere l’ultimo tassello di un progetto chiaro e di una mobilitazione di tutti. Urge congresso in ottobre. Se vogliamo vincere tra due anni il Pd deve mostrarsi forte, compatto, aperto».

Teme il ballottaggio l’anno prossimo? «No, non vivo con timore le elezioni 2019 ma con fiducia. Avevo tutti contro di me anche 4 anni fa. Ho già detto di volermi ricandidare, non ho biglietti di aereo ne per Roma ne per Bruxelles, neanche last minute. Appena sarà definito il completamento del sistema tramviario ufficializzerò».

Quale sarà il valore aggiunto nel 2019? Il Pd o Nardella? «Credo senza alcuna arroganza di essere un valore aggiunto per il Pd e per la mia città». Finirete mai la linea 2? «La linea per Peretola va finita in tutti i modi. Le banche devono sbloccare i pagamenti. E il raggruppamento delle imprese deve trovare una soluzione immediata per riportare gli operai sui cantieri. Banche e ditte portano la responsabilità di questa impasse. Sono stufo del balletto dei pareri legali e trovo grave che 2,6 milioni di euro di soldi pubblici già erogati siano ancora bloccati. Ho dato tempo fino a fine mese a Tram spa, dopo compiremo tutte le azioni possibili per concluderla, con o senza di loro. La città vuole la tramvia. Sono arrabbiato, andrò fino in fondo». Senza linea 2 non si ricandida? «Il problema sarebbe per la città. Se dovesse succedere il peggio sarei credibile a ricandidarmi solo a patto di dimostrare di non avere responsabilità alcuna».

Per collegare Bagno a Ripoli jumbo bus o tram? «Intanto questa estate rifacciamo 20 chilometri di strade, poi 6 di marciapiedi. Per Bagno a Ripoli faremo una larga consultazione anche se ritengo più fattibile e preferibile la tramvia.»

Il tram ad Duomo? Ha letto Mantovani? «Non è all’ordine del giorno».

E l’inceneritore si fa o no? «Se si vuole si può fare. Il punto è avere un piano regionale con obiettivi chiari: dismissione delle discariche e più differenziata, io punto al 70% nel 2020. Poi se a causa dell’affollamento di opere nella Piana la Regione decide di spostare l’inceneritore altrove per me va bene. Ma basta ideologie. Rossi ha fatto bene a firmare l’ordinanza per gestire l’emergenza portando i rifiuti fuori Ato. Il Pd su questo dimostri di essere gruppo dirigente, stop alla miope guerra delle parrocchie». Le fa paura la Ceccardi? «Mi fanno più paura le nostre fragilità. La Ceccardi farà la sua partita, noi la nostra». Le fa paura anche il ‘catafalco’ dissuaseeo in San Niccolo? «Non mi piace. Ho chiesto ai tecnici di propormi alternative per San Niccolo in modo da usare quel dissuasore da un’altra parte».

E la moschea? Conferma che quella di Sesto sarà anche la moschea di Firenze? «Lo confermo. Al netto della necessità di risolvere il problema del centro di preghiera di piazza dei Ciompi che va spostato. Ma non dirò più nulla fin quando non vedrò proposte credibili».

 

di Maria Cristina Carratù ed Ernesto Ferrara

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