“Ripartiamo dai beni culturali” Il mio intervento alla Leopolda 2011
L’articolo 9 della Costituzione recita, al secondo comma: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. E’ uno degli articoli più importanti della Carta fondamentale del nostro Paese. Ma ci siamo mai chiesti cosa la Costituzione intenda dire con la parola “Repubblica”? La Repubblica non va intesa solo come Stato, come molti ci fanno credere, ma è qualcosa di ben più ampio. E’ l’insieme di tutti i livelli istituzionali presenti nel territorio nazionale e abbraccia finanche i cittadini, le comunità che vivono e lavorano in tutto il Paese. Questa è la Repubblica! Dunque, il compito sancito dalla Costituzione di proteggere il patrimonio storico e artistico ed il paesaggio – elemento fondante della storia e dell’identità del nostro Paese – appartiene a tutti i cittadini italiani, prima ancora che alle istituzioni.
Tuttavia il modello attuale dell’amministrazione statale che si occupa di tutela dei beni culturali è completamente accentrato nelle mani di un apparato burocratico che, per quanto professionalmente preparato, ha il totale e discrezionale controllo di ogni intervento in questo campo, anche il più insignificante. Le comunità locali, come i loro rappresentanti istituzionali, sono del tutto tagliati fuori da questo modello e in tal modo vengono deresponsabilizzati da un compito così importante, come quello di conservare la storia e proteggere la bellezza dell’Italia. Il paradosso di tutto ciò è che spesso il Ministero per i beni e le attività culturali finisca per perdersi in mille rivoli tra piccoli interventi di vincolo e attività burocratiche di ogni genere, mentre il patrimonio culturale italiano continua a cadere sotto il peso dell’emergenza, come ormai siamo abituati a vedere accedere a Pompei.
Questo sistema, che pure in passato è servito ad evitare scempi ambientali e culturali nella storia d’Italia, tuttavia oggi ha esaurito la sua spinta e, indebolito anche dalla scarsissima disponibilità di risorse economiche, oggi non consente più di dare risposte concrete allo stato di emergenza in cui versa ancora il nostro patrimonio. Le quattro riforme del Ministero di questi ultimi dieci anni testimoniano una frenesia riformatrice più di facciata che di sostanza, proprio perchè non si è mai voluto tccare il tasto più delicato e problematico, ovvero: a chi spetta la tutela e perchè?
La mia proposta parte da questo quesito e si sintetizza in tre punti.
1) Modificare l’attuale assetto burocratico, basato a livello periferico sulle soprintendenze, trasferendo ai Comuni le competenze per l’attività ordinaria di tutela dei beni culturali e del paesaggio. Allo Stato resta la competenza ad intervenire nelle aree e nei casi di maggiore problematicità e di straordinario interesse culturale.
2) I procedimenti in materia di tutela, come ad esempio i vincoli, affidati ai Comuni, rispettino tempi certi predefiniti e commisurati alla tipologia di tutela. Se un Comune non vi riesce o presenta un livello organizzativo non adeguato lo Stato può allora intervenire in via sostitutiva.
3) La valorizzazione dei beni culturali passi alla competenza legislativa delle regioni. La sua pratica quotidiana deve inoltre vedere il pieno coinvolgimento degli enti locali.
Questa proposta non richiedede alcuna modifica della Costituzione, anzi la attua in pieno!
La conservazione del nostro straordinario patrimonio deve partire dai cittadini, perchè sono loro i primi custodi e i primi beneficiari del valore di questo patrimonio. Un grande giurista fiorentino, Massimo Severo Giannini, amava dire: “la cultura è tutto ciò che accresce la coscienza critica dei cittadini”. Dunque ripartiamo dai cittadini, perchè la Repubblica siamo noi!

