“Non si può mangiare senza pagare”, ovvero la situazione del nostro Paese
Di questi tempi ogni giorno che passa l’economia del nostro Paese è messa alla prova. Mi alzo la mattina e leggo bollettini di guerra su internet e quotidiani. Ogni giorno tocchiamo insomma un nuovo record negativo e non sappiamo cosa possa succedere il giorno successivo. Ieri un nuovo tonfo delle borse e la notizia che il Governo ha rivisto al ribasso le prospettive del PIL nazionale (0,7%). Una settimana fa nuovo record del debito pubblico: 1.911 mld euro.La cosa che più mi fa arrabbiare però è il tentativo di affermare nel dibattito politico una retorica dell’ineluttabilità: la crisi economica, proprio perchè globalizzata, si dice, non dipende dalle nostre scelte. La subiamo. Non è così!
Certe scelte avrebbero potuto essere prese diversamente. Come questa manovra finanziaria, ingiusta e inefficace. Con i sindaci e gli amministratori di mezza Italia lo abbiamo detto qualche giorno fa ai Prefetti. Questa manovra punta su aumento della pressione fiscale e tagli ai trasferimenti di risorse alle autonomie. Non contiene alcun elemento utile a far ripartire il sistema, nessuna leva che punti alla crescita, come ad esempio l’abbattimento del costo del lavoro. Siamo come una squadra che gioca in difesa a catenaccio a 10 minuti dalla fine della partita mentre sta perdendo 1-0.
La Manovra stabilisce in particolare un rapporto sbagliato con gli enti locali e le Regioni. I tagli alla spesa pubblica sono senza criterio. 1,7 mld di euro in due anni per Firenze significano 110 mln di euro in meno, per i prossimi due anni. Ma dimentichiamo che gli enti locali contribuiscono a far girare l’economia: quasi mezzo miliardo all’anno di investimenti e acquisti di beni e servizi nel caso di Firenze. Denari che vanno all’edilizia, al terziario, alla piccola industria, all’innovazione.
Si può avere una politica economica migliore e più coraggiosa.
La riduzione della spesa va fatta con un risparmio vero nel funzionamento e nella struttura della macchina pubblica. Dove sta la coerenza di chi vuole levare tutte le province e, allo stesso tempo istituisce Ministeri al nord?
Il tema della spesa pubblica e del ruolo dello Stato va affrontato in modo diverso. Abbiamo bisogno di meno Stato che gestisce e più Stato che investe per far ripartire l’economia. I Comuni e le Regioni da anni si confrontano con privatizzazioni vere, nei servizi. Perché lo Stato ha smesso di farlo?
Per descrivere l’economia della depressione in cui ci troviamo oggi dobbiamo prendere la frase del Premio Nobel Paul Krugman: “Non si può mangiare senza pagare”. Non possiamo insomma vivere più al di sopra delle nostre possibilità. E soprattutto non possiamo pensare di aggiungere qualcosa al nostro stile di vita senza levare qualcos’altro. Se però ci pensiamo bene esistono risorse che non utilizziamo bene, umane e materiali.
Non abbiamo più tempo da perdere. Dobbiamo fare presto.

