E’ cominciato il campionato di calcio, tra poche luci e molte ombre
Parlare di calcio in tempi di crisi economica costa un po’ di fatica e può sembrare perfino fuori luogo. Eppure lo sport – e il calcio in particolare – non si ferma neanche di fronte alle crisi. A Firenze poi si giocava al calcio storico in guerra durante gli assedi per sbeffeggiare il nemico.
Il campionato inizia con molte luci e poche ombre. Dipende anche da quale punto di vista adottiamo. Se lo guardiamo da Firenze è cominciato proprio bene. Una bella vittoria rotonda nella prima partita con il Bologna. Una Fiorentina presente e volitiva, con i giocatori già in discreta forma. La recente inaugurazione del nuovo centro sportivo accanto allo Stadio Franchi, dopo quasi trent’anni di tentativi. Un rapporto più forte che mai tra la Società viola e il Comune. Rilanciato intorno al “patto con la città”. Ultimo, non per importanza, il tifo, che torna a fare capolino, a dimostrazione che la Firenze del calcio è sì esigente e criticona, ma allo stesso tempo pronta ad infiammarsi e appassionarsi nuovamente di fronte ai primi concreti segnali di ripresa e di buona volontà. Insomma ci sono tutti gli ingredienti per impostare bene una stagione che solo qualche settimana aveva le sembianze di un nuovo purgatorio.
Se il campionato lo guardiamo da Roma (la Roma politica, non quella del calcio) le ombre aumentano decisamente. Il Governo del Calcio, dalla Lega alla FIGC è alle prese con una crisi di identità e di fiducia parecchio seria. La legge sugli stadi continua a stagnare nei meandri del Parlamento senza che si alzi un moto di indignazione. Il nuovo stadio di Torino, in questo caso, sembra l’eccezione che conferma la regola. I tifosi scappano dagli stadi, mentre il campionato spezzatino, con le partite fissate in orari e giorni tutti diversi, è costruito su misura per le televisioni: così va a finire che in Italia si gioca la domenica a pranzo per consentire ai tifosi cinesi di farsi l’abbonamento della serie A italiana e guardarsela comodamente in diretta a ora di cena in pantofole da casa. Come se non bastasse la pantomima dello sciopero ha suggellato un annata da ricordare. Mentre il Paese è stretto dalla morsa della crisi, con i disoccupati in aumento verticale, le banche in ginocchio, i tagli degli enti locali ai servizi e ai trasporti, i calciatori hanno pensato bene di protestare con i loro Presidenti. Per cosa? Il super-prelievo della Finanziaria dai loro stipendi. Cancellata la norma, finito lo sciopero. “Anche i calciatori hanno i loro diritti”, ha provato a dire qualcuno. Già, ma esiste un senso della misura. Lo sciopero del dipendente di una fabbrica con una famiglia a carico che rischia il posto di lavoro, come tanti ne abbiamo visti in questi ultimi mesi, è ben altra cosa!
Dunque ai bravi dirigenti della FIGC il compito di risollevare le sorti di questo calcio, preparandosi ad uno dei campionati più difficili. In fondo la vicenda del calcio è un po’ l’emblema del Paese oggi: per superare una crisi senza precedenti, ben più radicata di quanto non sembri, sarà necessaria una svolta vera. Il tempo delle buone intenzioni è davvero finito. Buon campionato.

