Vice Sindaco di Firenze



Sep 1, 2011

Mandiamo a casa il porcellum e aboliamo le province per un nuovo modello di Paese! Per questo ho firmato per il referendum.

Ho deciso oggi di andare a firmare per i referendum abrogativi dell’attuale legge elettorale, ormai passata alla storia con gli appellativi più ignobili, il più noto dei quali è Porcellum, nato dalla testa brillante di Giovanni Sartori.
A questo punto è l’unica strada che ci è rimasta.

 Ho deciso di firmare perché tra le tante cause che sono all’origine della gravissima vicenda economica, culturale e politica che noi italiani stiamo vivendo in questi mesi, vi è senz’altro il modo con cui si scelgono i rappresentanti in Parlamento dal 2006.Un modello che, tradendo la volontà popolare dei referendum del 1993, ha ripristinato un meccanismo proporzionale con alcuni correttivi pericolosi come il premio di maggioranza, che non solo evoca la legge Acerbo del 1923 (sic!) e la “legge truffa” del 1953, ma finisce in realtà per incrementare la frammentazione dei partiti racchiusi nelle coalizioni solo per convenienza. Anche l’abbassamento della soglia di sbarramento dal 4% al 2% per le liste collegate in coalizione ha come unico effetto quello di portare in Parlamento partitini minuscoli buoni per occupare un paio di “poltrone” più che per rappresentare l’interesse generale del Paese, con ripercussioni negative sulla stabilità politica dei governi.
Ma la cosa più odiosa del Porcellum sono le liste bloccate. Una misura che impoverisce il diritto di voto del cittadino impedendogli di scegliere un candidato, oltre al simbolo di partito; che circoscrive alle stanze delle segreterie di partito le decisioni sulla selezione della classe dirigente in modo autoreferenziale e conservatore; che cancella il legame tra il parlamentare eletto e il territorio di provenienza dove si trova il collegio elettorale; che altera il rapporto tra un Presidente del Consiglio (con il Governo) “padrone” e un Parlamento fatto di “nominati”.
Per questo sono andato a firmare e andrò a votare per il Sì.

Come tutti i referendum anche questo non è uno strumento perfetto perché l’effetto abrogativo non darà vita alla migliore delle leggi elettorali possibili. Certamente però un risultato positivo sarà dato dal ritorno ad una Camera eletta senza premio di maggioranza, con una soglia di sbarramento più alta e con il voto di preferenza unica per il candidato deputato. Al Senato si tornerà invece al metodo proporzionale con collegi uninominali e dunque senza liste bloccate né premio di maggioranza.

Del resto il Parlamento ha avuto tutto il tempo di cancellare l’obrobrio dell’attuale legge elettorale, ma ha temporeggiato, pensando ad altro e sprecando occasioni. Quando i nostri rappresentati non vogliono (o non sanno, o non possono) legiferare è giusto che sia il corpo elettorale ad essere chiamato ad esercitare direttamente il potere di incidere sulle leggi.

Lo stesso vale per le province italiane. Anche in questo caso ho firmato per il referendum abrogativo senza guardare al partito che lo ha promosso, perché è indispensabile dare uno scossone al parlamento e ai partiti nazionali uno scossone sul tema dell’assetto delle nostre istituzioni. La retorica sui costi della politica, sulla riforma del Parlamento, sul federalismo che non c’è, sulla semplificazione delle istituzioni francamente ha stancato un po’ tutti. I fatti non si vedono. Anche il decreto del Governo che prima cancellava una parte delle province e ora le cancellerebbe tutte è appeso ad un filo e comunque rinvia necessariamente ad una modifica costituzionale (che dovrà fare quello stesso Parlamento eletto con il porcellum!).

E allora ben venga anche in questo caso il referendum. Quanto meno servirà a fare chiarezza. Anche dentro il mio partito, il PD, dove su questi temi cruciali, dalla legge elettorale all’abolizione delle province non si riesce a parlare neanche per sbaglio in modo univoco e chiaro…