Turismo: un contributo necessario, una bancarella di troppo. I temi di questa estate
Il caldo di questo periodo ci ha già fatto comprendere che quest’estate non sarà uno scherzo. Non solo per il caldo. Nelle ultime settimane in Comune abbiamo lanciato, tra le altre, due iniziative di rilievo indiscutibile. L’introduzione dell’imposta di soggiorno, resa possibile da un decreto del Governo, e la proposta di un piano per i mercati ambulanti turistici in centro storico. Voi direte. Che ci azzeccano? In verità le due cose sono unite da un filo conduttore, ovvero quale idea vogliamo avere di Firenze, città turistica. Io me ne sono fatta una abbastanza precisa. Firenze è una città universale, osservata da tutto il mondo, unica per il suo patrimonio culturale, che dobbiamo difendere con rigore e con risorse economiche. E’ una città che deve vivere, ma non morire, di turismo.
Partiamo dall’imposta di soggiorno. Il principio è semplice e chiaro. I poco più di duecentomila fiorentini contribuenti non possono sopportare il peso economico della gestione di una città che ospita ogni anno quasi 10 milioni di turisti. L’imposta (da 1 a 5 euro, secondo la categoria della struttura ricettiva) serve proprio a distribuire tra residenti e visitatori le spese per la promozione turistica, la manutenzione di piazze e strade, il trasporto pubblico, la promozione culturale di una delle città più belle al mondo e la cui bellezza – per essere mantenuta – ha un costo elevato. L’amministrazione deve essere chiara su come spende i soldi che incassa dall’imposta, dopodichè i visitatori saranno forse anche contenti di contribuire al mantenimento di una delle più belle città al mondo. E’ un principio di giustizia, oltre che di buon senso, contro il quale l’accanimento degli albergatori francamente non mi convince.
Ma la bellezza passa anche dal decoro, dal modo con cui viviamo gli spazi pubblici della nostra città. Le bancarelle turistiche del centro non sono oggi, nella maggior parte dei casi, un vanto della bellezza e dell’attrazione turistica di Firenze. Vuoi perché sono davvero tante (529 concentrate in un fazzoletto di terra tra San Lorenzo, Piazza Signoria e Santa Croce). Vuoi perché spesso occupano senza decoro le prospettive più belle dei principali beni culturali della città: l’abside di Santa Maria Novella, la Basilica di San Lorenzo, i Palazzi di Piazza Santa Croce e Piazza San Firenze. Non abbiamo più il ricordo di questi monumenti senza che davanti o di fianco campeggino grandi teloni bianchi, usurati dal tempo, sotto i quali spesso sono esposti souvenir che poco hanno a che vedere con la fiorentinità e con il “Made in Italy”. Vuoi perché la bancarella è diventata nei decenni, da fonte diretta di lavoro, a fonte di rendita. Affitti e subaffitti sono ormai la regola per l’ambulantato turistico. Tutto ciò merita di essere cambiato con creatività e coraggio. Non dimentichiamo che è in gioco il suolo pubblico di Firenze, un suolo che appartiene ai fiorentini e all’umanità e sul quale chi costruisce una rendita basata su concessioni senza scadenze (l’Italia è il Paese delle proroghe) commette un oltraggio.
Abbiamo quindi tanti argomenti per affrontare l’estate, senza mai rinunciare al confronto rispettoso con operatori e imprenditori, con un motto in testa: l’umiltà di proporre un’idea, la presunzione di volerla realizzare.

